«Una pietra d’inciampo per Biassoni», il soldato di Ferno ucciso in Polonia nel 1945

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FERNO – Venne ucciso all’età di 22 anni e sepolto in Polonia, dopo essere stato fucilato nel campo di concentramento di Hindenburg il 27 gennaio del 1945. Ottant’anni dopo, il 15 novembre scorso, la sua salma è tornata a casa, a Ferno, dove è stato tumulato. Ora l’Anpi chiede una pietra d’inciampo in onore del soldato Francesco Biassoni.

La pietra d’inciampo

La decisione è stata già lanciata dal presidente Anpi di Lonate Pozzolo e Ferno, Federico Schioppa, lo scorso novembre, proprio in occasione del ritorno delle spoglie di Biassoni a Ferno, grazie alla perseveranza dei cugini Francesco e Silvana. Una proposta che è stata ribadita ieri, 25 gennaio, dalla presidente Anpi provinciale di Varese, Ester Maria De Tomasi. Lo ha fatto alla commemorazione al cimitero fernese, davanti alla tomba di famiglia dove sono state deposte anche le spoglie di Biassoni. Un’uccisione, la sua, che inoltre cade proprio il 27 gennaio, data in cui ricorre il Giorno della Memoria.

Le parole di Anpi provinciale

«Il 20 settembre 2025 – ha aperto il suo discorso di commemorazione De Tomasi – si è celebrata per la prima volta la Giornata dedicata agli Internati Militari Italiani nei campi di concentramento. Questa giornata è stata istituita dal parlamento con la legge numero 6 del 13 gennaio 2025 in memoria degli oltre 650mila militari italiani internati a causa del loro rifiuto a collaborare con il regime fascista e aderire alla repubblica di Salò. In questo momento di riflessione e memoria vorrei ricordare anche tutti i militari italiani che non sono arrivati nei campi di concentramento ma sono stati assassinati prima come è successo a migliaia di militari stipati a bordo delle navi che partivano dal porto di Creta per raggiungere poi i campi di concentramento e sono stati invece affondati dalle forze tedesche, malgrado sui fianchi delle navi fosse scritto bene in evidenza Prisoners Of War». La presidente Anpi provinciale ha anche sottolineato l’importanza che non sia solo il 27 gennaio la data in cui promuovere iniziative per ricordare. «Nella restante parte dell’anno regna invece lo scarso entusiasmo per la storia. Sempre come spunto di riflessione, dovremmo percepire la conoscenza della storia come una parte fondamentale della nostra formazione di cittadini». E citando Francesco Biassoni ha aggiunto: «Fare memoria storica di questi valorosi uomini non solo è doveroso: è un tributo importante al loro coraggio e anche un piccolo contributo nel fare memoria di una storia che ci appartiene. La coraggiosa scelta degli Imi fu un grande contributo alla guerra di Liberazione, avendo sottratto ai tedeschi la possibilità di giovarsi di un notevole numero di combattenti. Esempio di coraggio, di fermezza e di dura condanna alla Rsi, dalla quale si dissociarono. Per il loro coraggio, la loro cosciente condanna dei nazisti e dei fascisti oggi siamo qui a ricordare il contributo e il sacrificio di 650mila miliari italiani che hanno saputo dire No alla barbarie, hanno saputo non essere complici della dittatura nazifascista. Siamo qui a ricordare Francesco Biassoni, che ha sacrificato la sua giovane vita, che non è più tornato a riabbracciare i suoi cari. In memoria di questi uomini valorosi, in memoria di Francesco, a cui diciamo grazie, noi possiamo, dobbiamo farlo, fare rete per tutta l’umanità».

«Fare memoria»

Il ricordo di Francesco Biassoni è passato anche attraverso le parole di Paolo Favrin, dell’Anpi di Ferno: «Assistiamo ormai da tempo a un allargamento a livello mondiale di guerre sanguinose di governi genocidi che compiono crimini di guerra, crimini contro l’umanità, persecuzioni e altri atti disumani. Ecco perché è importante fare memoria e tenerla viva: per denunciare queste tremende situazioni che non possono essere accettate supinamente o, peggio, con l’indifferenza. Per far sì che parole come genocidio, persecuzione, razzismo, fascismo continuino a generare ribrezzo e non diventino sempre più parole di uso comune. È importante fare memoria chiedendo a gran voce un ripristino di una sana convivenza tra i popoli di pace e serenità. Questi principi, questi valori sanciti dalla nostra Carta Costituzionale sono il lascito della Resistenza che richiama noi e le nuove generazioni a tutelarli. Ecco perché è importante tramandare la memoria e tenerla viva nelle menti dei nostri giovani affinché non si ripetano più fatti come quello capitato al nostro Francesco». Ester De Tomasi ha infine ricordato che domenica prossima, primo febbraio, alle 11 sarà apposta una targa commemorativa a Sant’Antonino in memoria del lonatese Annunciato Crivelli, partigiano deportato a Mauthausen dove fu assassinato.

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