Voto di scambio a Ferno, i funzionari: «Mai ricevuto pressioni dal sindaco»

FERNO – «Non ho mai ricevuto pressioni da parte del sindaco (oggi ex) Filippo Gesualdi. Né in relazione al bando relativo all’area di cui parliamo né in generale su altre pratiche». Nel processo che vede l’ex primo cittadino di Ferno imputato per voto di scambio oggi, martedì 13 maggio, è stato il giorno delle difese.

Il giorno delle difese

Con Gesualdi, assistito dall’avvocato Gianluca Franchi, compaiono nello stesso procedimento anche Francesco Murano, i due fratelli Geracitano e Mario Curcio, considerato il braccio destro di Emanuele De Castro (ex cassiere della locale di ‘ndrangheta di Legnano e Lonate Pozzolo, oggi collaboratore di giustizia). Davanti al collegio presieduto dal giudice Giuseppe Fazio hanno quindi reso esame i testi a discarico.

Nessuna pressione

Incalzati dal pubblico ministero della Dda di Milano Alessandra Cerreti, titolare dell’inchiesta, sono stati ascoltati funzionari dei Comuni di Ferno e Lonate oltre al comandante della stazione carabinieri di Lonate. «Non ho mai ricevuto pressioni dall’allora sindaco di Ferno Gesualdi in merito a nessuna pratica nell’arco di tutta la sua attività da amministratore», ha spiegato una funzionaria fernese riferendo sulle modalità di gestione per l’assegnazione dell’area di un parchetto di Ferno che, a quanto pare, faceva gola a Mario Filippelli, uno degli uomini di spicco della locale di ‘ndrangheta Legnano-Lonate.
Lo stesso ha riferito l’allora segretario comunale di Ferno, oggi giudice della Corte dei Conti: «Il bando per l’assegnazione dell’area fu del tutto regolare -ha spiegato il funzionario – Non ci furono pressioni» e il nome di Filippelli, tra l’altro, non fu mai in lizza per l’assegnazione.

Il rifiuto di incontrarlo

Sentito anche il consigliere comunale Valerio Magnaghi che subentrò al posto di Enzo Misiano (arrestato nel 2019 perché coinvolto nell’inchiesta Krimisa) spiegando come durante la campagna elettorale non avvertì pressioni di alcun genere. L’ipotesi accusatoria è infatti quella di un accordo tra Gesualdi e gli esponenti della locale, su tutti il boss oggi pentito Emanuele De Castro di uno scambio tra voti e favori per poter essere eletto. Infine il comandante della stazione carabinieri di Lonate ha confermato che Gesualdi – piuttosto spaventato – si rivolse a loro segnalando che proprio De Castro stava cercando di incontrarlo mentre lui si rifiutava di riceverlo. 

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