Ferragosto a Busto Arsizio: ma sono davvero tutti… al mare? Consuetudine della città, anzi, delle città che si desertificano in funzione delle vacanze. Obbligatorie per abitudine consolidata negli anni, con le saracinesche dei negozi che si abbassano ed espongono l’immarcescibile cartello “chiuso per ferie”, le fabbriche che fermano l’attività, la politica che si eclissa, le piazze che si svuotano. Perché non c’è motivo che debbano riempirsi: nessuno in questo mese ha programmato iniziative per tenere desta Busto. Come sempre, del resto. Benché, soprattutto di questi tempi, non è scontato che i bustocchi/bustesi siano tutti in vacanza.
Sergio Marchionne si chiedeva: in ferie da cosa? Appunto, da cosa, con i prezzi che rimontano di giorno in giorno e le buste paga ferme da immemore tempo. D’accordo, nella settimana deputata al riposo collettivo, quella del 15 agosto, può essere che l’esodo sia più massiccio, comunque con scadenza a breve. Qualche giorno e poi il ritorno. Nel nulla cittadino. Eppure, gli usi e i costumi stanno via via cambiando. Bisognerebbe che qualcuno, lassù nelle stanze che contano, se ne rendesse conto e cercasse, in qualche modo, di dare sostanza anche al Ferragosto bustocco/bustese. Offrendo la possibilità a chi resta (“I veterani della restanza” ctz.) di trovare sbocchi per riempire le giornate e le serate, per dare un significato compiuto anche al periodo delle vacanze. E per quel senso del dovere che dovrebbe coincidere con la consapevolezza che i problemi sono gli unici che, davvero, non vanno in ferie.
Rimangono e incombono sul futuro prossimo, non ci dimenticano e, soprattutto, non dimenticano la città. Vogliamo, ad esempio, parlare della disastrata sanità, le cui urgenze sono inconfutabili? O dei tanti annunciati cantieri che, per il momento, sono appunto annunciati? Cosa dire del disagio che caratterizza molti settori della società? Busto Arsizio richiede di essere governata anche ad agosto.
Invece, dal Palazzo, spariscono tutti, persino gli uscieri. Come se non ci fosse un domani, come se le ferie siano un dogma imprescindibile. Al quale anche la pragmatica, laboriosa, immaginifica Busto Arsizio vi si concede, senza se e senza ma. Un po’ tradendo la sua tradizione di città del fare, quella che la retorica definisce come la Manchester d’Italia. Titolo del quale si beano, a secondo delle circostanze, i suoi amministratori. Ora tutti in ferie, per il giusto periodo di riposo. Per insistere con Marchionne, in ferie da cosa? Dai problemi? Tranquilli, tanto poi, purtroppo o per fortuna, tra qualche giorno torneranno. E ci diranno che, ritemprati nel cuore e nello spirito, risolveranno più facilmente i tanti, troppi problemi. Pronti a riparlarne tra un anno, a Ferragosto. E ci siamo capiti.
