VARESE – A Varese terza residenza d’artista per la Fondazione Marcello Morandini: sarà inaugurata venerdì 6 marzo alle 17 e avrà come protagonista Any Wan, a cui è stata offerta l’opportunità unica di creare un dialogo silenzioso tra generazioni diverse, unite da una medesima tensione verso la luce, la misura e l’essenzialità.
«Un’idea di unione tra le persone nonostante le diversità»
Dopo un periodo in cui l’artista è stato presente in Fondazione per approfondire la ricerca di Morandini e di Antonio Calderara, ha trasformato questa esperienza in un momento generativo, producendo una serie di lavori direttamente ispirati al luogo. «Nel contesto della residenza d’artista, ho portato il mio lavoro incentrato su un’idea di unione tra le persone nonostante le diversità», ha dichiarato Wan. Si terrà poi un piccolo rinfresco, l’ingresso sarà aperto a tutti e contingentato in base all’affluenza. Si potrà visitare l’esposizione con le opere da lui realizzate fino a domenica 26 aprile.
A seguito dell’inaugurazione verrà presentato il nuovo catalogo della Fondazione, dedicato alla mostra temporanea “Antonio Calderara: riti di passaggio” e alle attività a essa correlate, che si potrà acquistare in loco dal giorno stesso. Alle 18.30 sarà poi possibile partecipare al secondo appuntamento del ciclo di incontri inerenti a Calderara, tenuto dalla critica d’arte Elena Pontiggia. La partecipazione sarà gratuita, con prenotazione consigliata a causa di posti limitati.
In Wan “la vera natura dell’arte è un panorama invisibile”
Pittore e sperimentatore, recentemente presente alla mostra collettiva “+Spazi” (dedicata a Germano Celant) alla Galleria Toselli di Milano dal 18 dicembre al 10 gennaio. I suoi tratti ravvicinati, privi di gerarchia cromatica, si dispongono sulla superficie come segni di una pacifica convivenza, sublimati dalla presenza dell’oro. Il perimetro definito della tela richiama simbolicamente il mondo, evocandone l’appartenenza e la responsabilità condivisa. Se in Calderara la luce dissolve progressivamente la figura fino a trasformarla in pura vibrazione cromatica, e in Morandini la geometria costruisce spazi rigorosi e misurati, in Any Wan il segno si fa trama relazionale, orizzonte interiore.
Franco Toselli, critico d’arte, ha detto di lui: “Campo minato, cielo stellato con i mosaici di Ravenna, le barricate di Delacroix, i prati fioriti di Monet, la tempesta di Giorgione, la testa mozzata del Battista, i frammenti di spugna d’Yves Klein e il monocromo dedicato a Santa Rita. In un viaggio da Parigi a Nizza, Yves Klein teneva il cielo legato sul tetto di una Citroën. Anche Any Wan deve mettere al mondo il mondo. Nei suoi quadri l’immaginario ha una profonda natura visiva, sono figure senza figura, hanno solo gli occhi di chi guarda, il pensiero guida i pennelli verso la luce, la vera natura dell’arte è un panorama invisibile. In un quadro di Chagall vedi la Sposa che va tenuta per mano, potrebbe volare via e uscire dalla finestra. Nella visione del sacro è la foglia d’oro che accompagna l’artista nel tentativo di volo”.
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