Francamente ne potevamo fare a meno

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La cantante Francamente contro l'Inno di Mameli e il Tricolore

di Gian Franco Bottini

Che lo si voglia o no il Festival di Sanremo, oltre che l’evento ludico nazionale per eccellenza è anche un termometro in grado di misurare, e forse anche di orientare, l’evolversi di molte tendenze sociali e umorali del Paese. L’edizione di quest’anno, appena terminata, merita di essere segnalata per alcune caratteristiche che la differenziano significativamente dalle più recenti edizioni.

Innanzitutto il ritorno alla centralità della canzone, rifuggendo da quell’atmosfera un po’ sguaiata e un po’ pasticciona nella quale le canzoni in gara a volte finivano in subordine quasi fossero gli intermezzi di un qualsiasi altro spettacolo televisivo, nel quale personaggi vip  (o gossipari) la facevano da padroni. In secondo luogo, in analogia con quanto detto, si è notato il ritorno ad una maggiore eleganza e a una maggiore sobrietà nel look dei protagonisti; un evento a diffusione internazionale come il Festival non può non essere una vetrina del Made in Italy.

Infine, e forse la cosa più evidente, l’assenza di fastidiosi messaggi “socio-politici” da parte dei cantanti, che ci sono parsi invece molto ben catechizzati nello stare nel loro campo nell’ambito degli stringati interventi verbali a loro concessi. Era invalsa l’abitudine di mescolare spettacolo musicale con messaggi socio-politici, anche di un certo peso, sciorinati da poco credibili rapper alla ricerca di simpatie e voti per la loro performance.

Se ben ricordate aveva avviato tale abitudine Celentano, una ventina o più di anni fa, facendo, si disse allora, il “predicatore”. Lui negli anni predicò diverse “religioni” a seconda della direzione del vento (CL, Lega, 5S e così via), facendolo alla sua maniera, senza far comprendere se stesse recitando la parte dell’uomo della porta accanto o semplicemente perché in altro modo non sapesse fare. Ed è purtroppo palese che (ieri e ancor più oggi, per la presenza dei social) , in termini numerici di consenso e a prescindere dal tema, una qualsiasi persona di spettacolo ha molte probabilità di essere un più prolifico influencer, anche rispetto a qualsiasi pur accreditato “competente”.

Ma se il Festival quest’anno si è salvato, non è detto che questa fastidiosa abitudine abbia fatto il suo tempo. Pochissime settimane fa in occasioni della finale di Coppa Italia di volley femminile (con ampio passaggio televisivo) si è pensato di invitare, per eseguire l’Inno di Mameli, una cantante (ovviamente donna), che, per essere generosi, potremmo definire ancor poco conosciuta : tale Francamente. La suddetta deve aver immediatamente pensato che questa importante occasione professionale andava capitalizzata anche in termini di notorietà, con un bel discorsetto che, pur non avendo nulla a che vedere con il volley, creasse lo scalpore necessario a farla uscire dal grigiore di un quasi anonimato.

Non avendo ottenuto uno spazio verbale durante la manifestazione sportiva, la “canterina” ha pensato di diffondere sui social quello che avrebbe voluto dire in quella circostanza. Innanzitutto che lei era una Queer (!) e che quindi, di conseguenza, riteneva che l’inno nazionale dovesse essere cambiato perché quel “Fratelli d’Italia” iniziale era sicuramente divisivo (intendendo evidentemente riferirsi solo ai maschi) e non attuale; dimostrando,oltre al resto, di non conoscere la lingua italiana dove alcuni plurali maschili vengono usati in maniera neutra (fratelli, cugini, operai, colleghi, studenti etc).

Proseguendo poi nelle sue farneticazioni, anche la bandiera italiana lei la riteneva obsoleta in quanto, pur essendo legata ad avvenimenti inclusivi (dico poco: all’unità d’Italia!), questi erano talmente lontani nel tempo da richiedere una sostituzione, con colori diversi rispetto al tricolore, legati ad una inclusività più attuale; colori che avrebbero fatto parte del suo abbigliamento durante la sua performance. Noi non siamo a conoscenza di come la signorina si sia poi vestita, ma pensiamo di non sbagliare se ipotizziamo una variopinta mise con i ben noti otto colori lgbt.

Dato che a quanto risulta la signorina Francamente non è nuova a questo tipo di sortite, la prima osservazione che ci viene è che, supponendo la buonafede di chi ha effettuato la sua scelta, una maggior attenzione alle collaborazioni sia il minimo da richiedere a chi di dovere. Le farneticazioni della cantante, nel contesto di una manifestazione nazionale di un certo risalto, hanno ovviamente generato una doverosa reazione da parte della nostra Première (forse anche perché quella messa in discussione di “Fratelli d’Italia” ha, per altri versi, urtata la sua suscettibilità).

Svillaneggiando inno e bandiera, la cantante in questione, da pressoché illustre sconosciuta, oggi è “quella che ha fatto arrabbiare il Primo Ministro” e in definitiva ha ottenuto il risultato sperato di aumentare la sua popolarità. Grazie Sanremo, che almeno tu ci hai evitato analoghe fastidiose ed improprie esternazioni.

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