MANTOVA – Autonomia sì, ma diversa dal modello della riforma Calderoli. È il messaggio che è giunto ieri sera, giovedì 1 agosto, dalla Festa dell’Unità di Mantova. Sul palco tre esponenti dem, tra cui il sindaco di Varese Davide Galimberti, a fianco del collega mantovano Mattia Palazzi e del governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca. «Siamo più autonomisti della Lombardia», ha detto De Luca. «Neanche i leghisti sono convinti di questa autonomia», ha aggiunto Galimberti.
Riforma ed enti locali
«Un Governo che vuole parlare seriamente di autonomia e taglia le risorse agli enti locali e alle Regioni e non consente la capacità assunzionale degli enti locali che dovrebbero portare avanti la riforma dell’autonomia è poco credibile», ha detto il sindaco di Varese Davide Galimberti, che ha poi portato la sua esperienza di primo cittadino nella culla del Carroccio. «Io vengo dalla città dove è nata la prima giunta leghista: ho la sensazione che il Nord non voglia essere preso in giro, non avverto minimamente un entusiasmo, non solo dall’impresa e società civile dei nostri territori, ma neanche dagli stessi leghisti. Non vedo questa spinta nel portare decisa la bandierina dell’autonomia. Quel sentimento forte che ha portato anche a una percentuale alta di votanti nel referendum del 2017 non c’è più, ma non perché i varesini sono meno autonomisti, ma perché percepiscono che questa riforma non va nella direzione auspicata all’epoca». Una legge che per Galimberti ha modificato radicalmente le intenzioni iniziali: lo ha detto ricordando quello che era stato il suo appoggio alla proposta. «Io, come Sala, Gori e Palazzi, avevamo votato il referendum, abbiamo fatto campagna elettorale accanto a Maroni suscitando anche qualche stupore. Oggi non siamo a fianco di quella iniziativa, ma non per ragioni strumentali o perché è cambiato il vento, ma perché allora si voleva avviare un dialogo con lo Stato rispetto ad alcuni margini di autonomia, che oggi sono completamente svaniti, anche perché nella riforma il tema degli enti locali non è minimamente presente. Spero che anche il nord non caschi nella trappola di una finta autonomia».
Un’autonomia diversa
«È un tema decisivo per il futuro dell’Italia – ha detto il governatore campano Vincenzo De Luca – ma io credo che sia necessario fare chiarezza. Qui sul palco ci sono tre esponenti del Pd che sono fortemente autonomisti. Io sono autonomista più del presidente della Lombardia, del Veneto, dell’Emilia e della Liguria. Credo che dobbiamo combattere contro il centralismo dello Stato, che a volte penalizza le energie imprenditoriali, gli slanci produttivi. Noi combattiamo in nome dell’autonomia, cioè del decentramento dei poteri, dell’avvicinamento delle decisioni ai territori, ai cittadini e alle forze produttive». Ma l’idea di autonomia del Pd si discosta molto dalla legge Calderoli, contro la quale sono già state raccolte 500mila firme in tutta Italia. «La Regione Campania ha chiesto l’autonomia differenziata nel 2019, ma su una linea completamente diversa da quella delle altre tre regioni Lombardia, Veneto ed Emilia – ha sottolineato il presidente – abbiamo proposto 7-8 materie sulle quali trasferire subito i poteri dallo Stato alle Regioni. Cosa interessa a un imprenditore? Tempi di procedure rapidi, non dover morire di palude burocratica. Per noi autonomia significa questo: burocrazia zero, dare respiro a quelli che vogliono investire, ma questo si può fare senza rompere l’unità del paese». Alcune materie in particolare preoccupano De Luca: «Rischiamo davvero di spaccare l’Italia, prendiamo la sanità e la scuola pubblica. Il sistema sanitario pubblico è un bene nazionale che non può essere toccato. Se consentiamo che le Regioni più ricche possano fare contratti integrativi regionali noi avremo una fuga di medici dal sud al nord e questo finirà anche per congestionare il sistema sanitario del nord».
L’Autonomia differenziata è legge. Euforica la Lega, Candiani: “Evviva!”
galimberti de luca autonomia – MALPENSA24
