Caianiello: «Non troverete un euro sui miei conti». E spunta anche un pizzino

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GALLARATE – «Sui miei conti non troveranno niente. Tutto il denaro raccolto è stato versato a Agorà o al partito. Mai preso un euro in modo illecito». Nino Caianiello si è difeso, tramite il suo avvocato Tiberio Massironi davanti ai giudici del tribunale del Riesame. E nell’inchiesta della Dda di Milano con al centro un sistema di corruzione, appalti pilotati e finanziamenti illeciti ai partiti spunta un pizzino in cui si parla dei 10mila euro versati dalla Ecol Service di Daniele D’Alfonso a Pietro Tatarella per la sua candidatura alle europee per Forza Italia. L’appunto manoscritto, che compare fotografato negli atti dell’indagine, è stato trovato nel portafogli di Nino Caianiello, plenipotenziario di Forza Italia in provincia di Varese considerato dagli inquirenti il “burattinaio” del sistema al centro dell’inchiesta Mensa dei poveri.

«Tutto versato a Agorà e al partito»

E oggi, mercoledì 29 maggio, Caianiello, attraverso Massironi, si è difeso in sede di Riesame affermando: «Ho sempre creduto di muovermi nell’universo lecito della politica, non ho mai preso un soldo».  Massironi ha presentato al tribunale del Riesame istanza di attenuazione della misura cautelare. L’ex coordinatore provinciale di Forza Italia a Varese, sempre stando a quanto riferito dal legale, sostiene di avere utilizzato tutto il denaro a beneficio dell’associazione Agorà riconducibile a Forza Italia e dello stesso partito, non trattenendo nulla per sé. «Possono fare tutte le verifiche che vogliono – ha spiegato al suo difensore – ma non troveranno un centesimo trattenuto da me». Massironi spiega che Caianiello, in carcere per associazione per delinquere, corruzione e finanziamento illecito dal 7 maggio scorso, si ritiene «non un burattinaio di illeciti, ma uno che ha sempre avuto una capacità politica, che parlava coi vertici di Forza Italia ed era in grado di muovere voti». Caianiello, continua Massironi «Ripete in carcere che investigatori e inquirenti, che stanno facendo accertamenti su presunti fondi neri nascosti e a lui riconducibili,  non troveranno un solo euro, anche all’estero, oltre ai conti da poche migliaia di euro sequestrati. Quanto raccolto è andato ad Agorà e al partito».

Petrone resta in carcere. Tre accuse per Comi

Intanto, nella maxi indagine che vede oltre 100 indagati, a Lara Comi, oltre al finanziamento illecito e alla corruzione, è stata contestata anche una nuova accusa di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni del Parlamento europeo. Il tribunale del Riesame ha revocato gli arresti domiciliari per l’imprenditore Renato Napoli, legale rappresentante di Edilnapoli e accusato di turbativa d’asta in un filone, il primo emerso nell’inchiesta milanese, e gli ha comminato la meno pesante misura interdittiva del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione. Nei giorni scorsi, invece, sono state respinte diverse istanze di revoca delle misure presentate al Riesame, tra cui ad esempio quella dell’esponente di FI Pietro Tatarella, che resta in carcere, ma anche quella dell’ormai ex assessore all’Urbanistica di Gallarate Alessandro Petrone, accusato di associazione a delinquere come Caianiello. Implicitamente, con queste prime decisioni, il Riesame ha anche confermato la competenza territoriale della Dda milanese ad indagare, anche perché per le posizioni di Marcello Pedroni (ai domiciliari), ex manager di una società pubblica, e di Gian Maria Radaeli, accusato di false fatture, venivano contestati fatti commessi in gran parte nell’area di Varese.

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