Decapitata la galassia di Caianiello: tutte le accuse agli arrestati

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GALLARATE – Sono 20 i politici, imprenditori e professionisti della provincia di Varese coinvolti nel terremoto giudiziario che oggi, 7 maggio, ha decapitato il sistema di potere che, secondo gli inquirenti, faceva capo a Nino Caianiello, da vent’anni ormai leader indiscusso di Forza Italia sul territorio. Oltre al mullah, altri quattro coinvolti sono in carcere (Alberto Bilardo, Alessandro Petrone, Piermichele Miano, Leonida Paggiaro) sei ai domiciliari (Carmine Gorrasi, Stefano Besani, Laura Bordonaro, Davide Borsani, Marcello Pedroni, Pier Tonetti). Dei restanti alcuni sono sottoposti a misure di custodia cautelare minori, altri semplicemente indagati a piede libero.

Alessandro Petrone

Assessore all’Urbanistica a Gallarate, viene definito dalla Dda di Milano il braccio destro di Caianiello. Si legge nell’ordinanza firmata dal gip Raffaella Mascarino che, «con un ruolo protagonistico, partecipa alle più importanti riunioni operative del gruppo e a tutti gli episodi corruttivi concernenti la procedura di approvazione della variante generale al Piano di governo del territorio. Egli agisce nella piena consapevolezza del parallelo mercanteggiamento economico delle sue funzioni e quale effettiva longa manus di Caianiello nel Comune di Gallarate». E ancora: «Nella sua  incondizionata adesione al programma  criminoso del sodalizio svende la sua funzione pubblica per realizzare gli obiettivi illeciti».

Alberto Bilardo

Uomo di spicco di Forza Italia nel Gallaratese, secondo la ricostruzione degli inquirenti, cura gli interessi dell’associazione operando nella qualità di consigliere di amministrazione  di Accam,  e quale segretario cittadino di Forza Italia del Comune di Gallarate fino al 2018, con  il compito  di mantenere le relazioni con i privati corruttori, anche grazie all’attività professionale del suo studio di ingegneria civile che svolge in palese conflitto di interessi con i paralleli  incarichi politici e di governance di società municipalizzate». Nella ricostruzione viene considerato in «costante etero-direzione di Caianiello» e inoltre svolge «il compito di mantenere gli equilibri all’interno della società in house Accam spa, grazie anche al rapporto diretto che lo stesso intrattiene con il direttore generale Paola Rossi. Agisce con consapevole adesione al programma criminoso del sodalizio a cui presta le sue capacità professionali».

Piermichele Miano

Nella vicenda della «corruzione al quadrato» Caianiello-Paggiaro, il noto architetto Miano viene considerato dai magistrati come intermediario e  professionista incaricato dal privato corruttore, ovvero il costruttore Paggiaro.

 

 

Leonida Paggiaro

gallarate paggiaro caianiello accuseCome spiegato questa mattina in conferenza stampa dal pm Luigi Furno, il costruttore Paggiaro viene considerato il privato corruttore. Avrebbe «barattato il risarcimento del danno (causato da Caianiello, ndr) riconosciuto dalla Cassazione, pari a 125mila euro più 36mila di spese legali, in cambio dell’ottenimento di un cambio di destinazione d’uso per la realizzazione di un centro commerciale».

 

Stefano Besani

Storico avvocato di fiducia di Caianiello, nella vicenda Paggiaro viene considerato dagli inquirenti «ideatore, promotore, e redattore dell’accordo corruttivo».

 

 

 

Laura Bordonaro

Presidente del Consiglio di Amministrazione di Accam, viene considerata dalla Dda l’alter ego di Caianiello all’interno della società in house: «Sotto la costante direzione accetta, con piena consapevolezza,  di essere etero-diretta e strumentalizzata  con riferimento a tutte  le più importanti scelte gestionali dell’azienda pubblica, con particolare riferimento  alle scelte che implicano l’allocazione di risorse pubbliche, e segnatamente, l’individuazione  dei soggetti da nominare a cariche  dirigenziali, l’individuazione dei professionisti da favorire con il conferimento  di incarichi o consulenze, sovente privi di qualsiasi utilità societaria, ma  funzionali soltanto a giustificare formalmente l’esborso di denaro pubblico in favore di persone vicine al sodalizio, ovvero disponibili a retrocedere ai componenti del sodalizio parte dell’importo relativo all’incarico, in tal modo ottenuto. Agisce, con una piena, consapevole ed incondizionata adesione al programma     criminoso del sodalizio a cui presta le sue capacità professionali».

Davide Borsani e Marcello Pedroni

Considerazioni unitarie possono essere svolte  nei confronti di Davide Borsani e Marcello Pedroni (nella foto a sinistra, responsabile provinciale degli enti locali di Forza Italia), entrambi manager con funzioni apicali di società a totale partecipazione pubblica e quindi Pubblici Ufficiali. L’uno è consigliere di Alfa, l’altro è ad di Prealpi Servizi e nel cda di Alfa. Secondo la magistratura, «le loro funzioni pubbliche sono asservite all’interesse di Caianiello, da cui sono eterodiretti, per ragioni di mero tornaconto personale, consistenti, in primis, nella riconoscenza che debbono dimostrare per essere stati “scelti” per l’incarico che ricoprono e, in secundis, per l’aspirazione a mantenerlo e ad eventuali promozioni». Di loro viene sottolineata «la gravità delle condotte poste in essere, la loro concreta offensività, l’assoluto distacco dimostrato rispetto alla violazione dei doveri loro imposti e la scontata disponibilità a piegare le funzioni pubbliche di cui sono investiti ad interessi palesemente estranei a quelli dell’ente per cui operano». A loro parziale discolpa, il gip sottolinea che «non si ha prova di un diretto ritorno economico in loro favore delle varie fattispecie di reati contro la pubblica amministrazione in cui sono coinvolti».

Carmine Gorrasi

Eletto soltanto lo scorso sabato per acclamazione coordinatore provinciale di Forza Italia, secondo il gip è legato a Caianiello da un rapporto profondamente confidenziale, tanto da «conoscere la maggior parte dei suoi affari illeciti intessuti sui vari fronti». Nell’ordinanza si legge: «Egli mette a disposizione, dimostrando assoluta spregiudicatezza, l’associazione sportiva dilettantistica della quale era direttore generale (“Asd Busto81”) per gli interessi criminali di Caianiello, e, precisamente, per fungere da “collettore” di finanziamenti destinati a partiti politici e pubblici ufficiali».

Pier Tonetti

Noto imprenditore gallaratese, viene descritto nell’ordinanza come persona «dotata di particolare capacità a delinquere per la pervicacia e l’insistenza con cui imbastisce e porta a termine la corruzione da cui egli ricava un notevole ritorno economico». Ma non solo: «Gode all’interno dell’amministrazione gallaratese di un alto grado di “entrature”». Secondo il gip, ha concluso un preliminare di vendita avente ad oggetto l’area di via Cadore/Torino del Comune di Gallarate: per questo necessita di un cambio di destinazione d’uso che renda l’immobile idoneo ad ospitare una media struttura di vendita in cui il promissario acquirente installerà un supermercato.

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