GALLARATE – Medaglia d’oro alla finale internazionale dei Giochi matematici di Tunisi, argento alle Olimpiadi di Cesenatico. Sono gli straordinari risultati di Andrea Bernacchi, la giovane promessa della matematica di Gallarate. «Non era mai successo in provincia di Varese che qualcuno si qualificasse alle finali di entrambe le competizioni», racconta la professoressa Claudia Bina, responsabile di zona dei Campionati internazionali dei Giochi matematici e coordinatrice del distretto di Varese delle Olimpiadi della matematica.
Il bello della matematica
Classe 2006, ormai ex studente del Liceo del Viale dei Tigli, Andrea è appassionato di matematica fin da piccolo. Anche grazie alla famiglia. «Mia madre è professoressa, quindi parto avvantaggiato», racconta sorridendo. «Alle medie ho iniziato a partecipare ai Giochi, e da allora mi iscrivo ogni anno. Con il liceo, poi, ho iniziato anche con le Olimpiadi, individuali e a squadre». Competizioni in cui ha collezionato diversi successi. Tante finali nazionali, diverse medaglie e, dal 2024, anche due finali internazionali, culminate con la vittoria di quest’ultima edizione.
Creatività e lavoro di squadra
«Le gare – spiega Andrea – insegnano una cosa spesso sottovalutata a scuola: il problem solving». Il lato creativo della matematica, con la ricerca della giusta quadra che permetta di affrontare i quesiti. «Ma c’è anche l’aspetto di squadra, che permette di imparare a fare gruppo e lavorare insieme sotto pressione».
Se con la fine delle superiori la carriera da Olimpionico di Andrea è ufficialmente giunta al termine, lo stesso non si può dire per le partecipazioni ai Giochi matematici. «Sono aperti fino ai 99 anni, e ho intenzione di continuare a iscrivermi a lungo».
Il futuro
Il prossimo obiettivo di Andrea è l’ingresso alla Scuola Normale di Pisa, per studiare matematica, ovviamente. «Quello che mi piace della disciplina è che tutto sia interconnesso e possa tornare utile», spiega. «A volte gli argomenti vengono insegnati senza che ci si soffermi sul modo in cui sono legati, ma in ambito olimpionico ci si rende conto di come tutto sia unito, e anche la ricerca lo dimostra».
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