Da Samarate alla California per studiare cancro e invecchiamento delle cellule

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Beatrice Toia

SAMARATE – Da Samarate alla California, passando per l’istituto Ponti di Gallarate. È la storia di Beatrice Toia, ricercatrice del Salk Institute di San Diego – impegnata nello studio di invecchiamento cellulare e cancro – che ha mosso i primi passi fra i banchi dell’Ipsia di Gallarate. «È un luogo che ricordo con molto affetto, i professori erano quasi una famiglia», racconta. «Devo davvero tanto alla scuola, mi ha dato la fiducia necessaria a credere in me e nelle mie passioni». 

Un percorso iniziato a Gallarate

Classe 1993 e con uno spiccato interesse della scienza, la ricercatrice non ha sempre immaginato di intraprendere il percorso accademico. «Quando ho scelto le superiori non sapevo bene cosa mi aspettasse», racconta. «Volevo qualcosa che mi formasse in ambito scientifico, e così ho scelto di iscrivermi all’Ipsia». Proprio qui ha scoperto la biologia, la materia di cui si sarebbe innamorata. «Dopo le superiori ho studiato biotecnologie in Bicocca, sono riuscita a laurearmi con lode e questo mi ha spronata a continuare con un dottorato». Da allora, sono iniziate le esperienze (e i successi) all’estero. Il dottorato di ricerca in Svezia, nel 2018, che le ha portato pubblicazioni su importanti riviste scientifiche internazionali; e poi, dal 2024, l’avventura al Salk Institute grazie a una borsa di ricerca europea. 

Nostalgia di casa

Lontana dall’Italia da ormai 7 anni, Toia rimane tutt’ora legata alla sue radici. «Sento la mancanza di casa, ma mi dà sicurezza sapere che la mia famiglia e i miei amici siano lì», svela. «Io sono molto avventurosa: mi piace fare nuove esperienze e conoscere nuove culture. Mi mancano l’Italia e Samarate, e cerco di passarci più tempo possibile, ma spostarsi non è stata una decisione difficile». 

I telomeri

È una – ma tutt’altro che semplice – la domanda al centro dello studio della ricercatrice di Samarate: «Perché invecchiamo?». E una delle risposte si trova nei telomeri, le “punte” dei nostri cromosomi. «Nel nostro corpo le cellule si dividono costantemente per sostituire quelle danneggiate o invecchiate», spiega. «Ma questo ciclo non può andare avanti all’infinito». C’è, infatti, un numero massimo di divisioni che le normali cellule possono compiere. Raggiunto questo limite: si fermano e “vanno in pensione”. A determinarlo sono, in larga parte, proprio i telomeri. «Questi agiscono come una sorta di copertura protettiva, un po’ come le punte di plastica che impediscono ai lacci delle scarpe di sfilacciarsi», racconta. «Ogni volta che una cellula si divide, i telomeri si accorciano, e quando diventano troppo corti, la cellula deve fermarsi». Un segnale del tempo che passa, insomma, nonché un vero e proprio orologio biologico.
Ma perché le cellule smettono di dividersi? «Fermare la crescita è un modo per proteggere l’organismo. Se una cellula dovesse dividersi in modo incontrollato potrebbe diventare pericolosa, fino a trasformarsi in una cellula tumorale. La senescenza è quindi un freno di sicurezza. Nel mio lavoro studio da vicino questo meccanismo: come i telomeri controllano il destino delle cellule, cosa succede quando smettono di funzionare correttamente e come tutto questo si collega ai due grandi temi della biologia e medicina moderna: l’invecchiamento e il cancro».

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