Il settore beauty a confronto sulla riapertura. Da Gallarate a tutta Italia

rocco longobardi

GALLARATE – «Non è tanto il quando, ma il come». Un confronto tra parrucchieri e estetisti che, partito da Gallarate, si è ampliando al resto della Lombardia «E speriamo al resto d’Italia», ha spiegato Rocco Longobardi (nella foto di repertorio), consigliere di Gallarate 9.9 e notissimo hairstylist cittadino, nonché promotore di un chat per addetti ai lavori che ad oggi 73 utenti attivi con attività del ramo che danno lavoro a 131 dipendenti.

Non ci sono protocolli per la riapertura

Non proprio una piccola chat, insomma, ma una voce importante per un settore tra i più colpiti dalla crisi economica che l’emergenza sanitaria ha trascinato con sé. E che a Gallarate ha scelto, responsabilmente, di chiudere addirittura prima dell’imposizione da parte del Governo per garantire la salute di tutti. Oggi, mercoledì 29 aprile, la chat si è trasformata in una grande vetrina di confronto per mettere sul piatto dubbi, perplessità e proposte, in vista di una possibile riapertura il primo giugno. E al primo punto, condiviso da tutti, si è posizionata la madre di tutte le domande: «Il primo giugno apriamo. Bene – ha detto Longobardi – Ma come? Attualmente a nessuno di noi è stato fornito dal Governo un protocollo-sicurezza da seguire. Quali misure dovremo adottare? Quali dispositivi attuare? Senza indicazioni non può valere il fai da te con il rischio, tra l’altro, di essere poi sanzionati». Questione assolutamente legittima. Altro punto: «Come gestiremo i clienti? – continua Longobardi – E, tra l’altro, mi sta benissimo la chiusura per questioni di sicurezza. Ma che ci siano regole chiare per tutti. Perché io in un negozio da 30 o 40 metri quadrati posso riceve un solo cliente alla volta mentre su un bus da 20 metri quadrati di superficie potranno viaggiare 15 persone? ».

Sostegno nell’affrontare la rivoluzione del lavoro

Dalla categoria arriva un grido di aiuto formalizzato con richieste chiare indirizzate al Governo. «Dopo questa chiusura e in vista di una riapertura tutta da definire chiedo – ha detto Longobardi raccogliendo solo consensi – La sospensione delle spese fisse a nostro carico. Non parlo soltanto di tasse, parlo delle bollette che sono rimaste nonostante nessuno di noi abbia potuto lavorare. Chiedo tutela sugli affitti dei locali. E chiedo che l’acquisto dei dispositivi di sicurezza, per dipendenti e clienti, possano essere scaricati non al 50 ma al 100%». Altro punto. Le consegne a domicilio di prodotti specifici per la cura dei capelli e del corpo. «Perché un supermercato può vendere tinte, shampoo o condizionati e noi non possiamo farlo consegnandoli a domicilio? ». E infine il dito si rivolge ai furbetti della categoria. «Chiedo – ha concluso Longobardi – Che chi va dalle clienti a casa non soltanto sia multato per il lavoro in nero ma venga anche perseguito penalmente visto che rischia di contagiare altre persone mettendo a repentaglio la loro salute». La sintesi è presto detta: una categoria in emergenza che non soltanto chiede aiuto, ma chiede, soprattutto risposte e indicazioni chiare dal Governo sulla riapertura, sui protocolli da seguire, sulla gestione dei dipendenti che, in alcuni casi, non potranno rientrare tutti gioco forza al lavoro contemporaneamente.

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