GALLARATE – «Informare significa mettere ogni persona nelle condizioni di comprendere e scegliere. La donazione degli organi è un gesto di solidarietà che non conosce confini, appartenenze, origini o differenze culturali. È una scelta personale e consapevole che può trasformare una perdita in una concreta possibilità di vita per un’altra persona». Così Fondazione Trapianti Ets e Aido Lombardia commentano la decisione dell’amministrazione comunale di Gallarate di non esporre materiale informativo in arabo circa la possibilità di registrarsi per la donazione di organi al rilascio della Carta d’identità elettronica all’Ufficio Anagrafe. «L’anagrafe di Gallarate è un servizio pubblico italiano, e in quanto tale resterà in italiano», motivava – negli scorsi giorni – l’assessore ai Servizi comunali Stefania Picchetti.
«Rimuovere un ostacolo»
«La cultura della donazione deve poter raggiungere tutte le persone, senza distinzione», ribadiscono Fondazione Trapianti e Aido. «Promuovere la donazione significa offrire a ciascuno la possibilità di conoscere, comprendere e valutare consapevolmente una scelta che può avere un valore straordinario per la vita di un’altra persona». Ancora: «L’utilizzo di strumenti informativi in più lingue, laddove possa essere utile a raggiungere e informare un maggior numero di persone, non significa sostituire l’italiano né mettere in discussione l’identità di una comunità. Significa semplicemente rimuovere, quando possibile, un ostacolo alla comprensione di un messaggio importante. La donazione degli organi riguarda tutti: chi oggi può scegliere di diventare donatore, chi potrebbe un giorno aver bisogno di un trapianto e le famiglie chiamate ad affrontare momenti particolarmente delicati».
«Un supporto che non cancella l’identità»
«La possibilità di donare e quella di ricevere un organo appartengono infatti alla stessa comunità e non dipendono dalla lingua parlata, dall’origine o dalla cultura di una persona», continuano. «Per questo, l’accessibilità dell’informazione rappresenta un valore aggiunto per la cultura della donazione». Un principio, insomma, che non avrebbe nulla a che fare con questioni identitarie. «Difendere e valorizzare la lingua italiana e, contemporaneamente, utilizzare strumenti capaci di facilitare la comprensione da parte di chi ha competenze linguistiche differenti sono obiettivi che possono convivere. L’informazione multilingue come strumento di supporto non cancella l’identità: contribuisce a rendere il messaggio più comprensibile e accessibile. Una comunità solidale è una comunità che cerca di raggiungere tutte le persone. Quando il messaggio riguarda la possibilità di donare e contribuire a salvare una vita, ogni strumento che favorisca una scelta consapevole rappresenta un’opportunità. L’obiettivo è fare in modo che ogni persona possa conoscere la possibilità di esprimere la propria volontà sulla donazione degli organi e possa farlo in maniera libera e consapevole».
Sindaco fermo sulle sue posizioni
La questione è approdata anche in consiglio comunale. «Gli organi non parlano italiano, chi aspetta un trapianto non chiede ai donatori un certificato B1, ma solo che qualcuno abbia detto sì. L’identità non si misura dalla lingua dei volantini, ma da quante vite si possono salvare», ha commentato Michele Bisaccia (consigliere di minoranza e medico di base) nel corso della seduta di ieri, lunedì 28 settembre. Fermo sulle posizioni già espresse dalla giunta, invece, il sindaco Andrea Cassani: «Gli stranieri che popolano gli uffici conoscono le normative molto meglio degli italiani. Se il numero è basso non è perché non capiscono la lingua, forse è un problema di cultura diversa».
Donazione organi, no ai volantini in arabo a Gallarate. «L’Anagrafe parla italiano»
