GALLARATE – Era il 1954, quando l’Italia entrò nella storia dell’alpinismo. Quell’anno si poteva guardare il mondo dall’alto, letteralmente: oltre 4mila metri, in cielo. La conquista del K2, la seconda vetta più alta della terra, è una storia che è stata raccontata, rielaborata ed è diventata anche oggetto di polemiche. Ora viene riproposta in una veste «inedita». Lo ha fatto il gallaratese Massimo Palazzi, presidente del Museo degli Studi Patri, che in veste di storico ha raccolto – in ben quattro anni di lavoro – diari, lettere e quaderni d’appunti dell’alpinista biellese Ugo Angelino. Le sue testimonianze (parole e fotografie) hanno permesso a Palazzi di ricostruire quell’«impresa epica», condotta da «uomini straordinari».
«Impresa epica»
Palazzi ha raccontato «una delle imprese alpinistiche più importanti a livello mondiale» in un libro, L’uomo del K2. Un’avventura che ha il sapore della conquista, portata avanti da veri e propri «pionieri della nostra storia». L’idea è nata da «un ritrovamento casuale», ha detto, «forse provvidenziale». Nel 2019, infatti, lo storico gallaratese ha acquistato all’asta una serie di documenti e di lettere di Ugo Angelino, fra i 13 membri della spedizione capitanata da Ardito Desio. Dopo decenni, «si sono risolte le polemiche che avevano oscurato tutti gli altri aspetti». E ciò che resta è una «impresa epica» che ora viene riproposta attraverso «elementi nuovi e materiali inediti». Sono appunti compilati durante la spedizione e lettere inviate a casa, dettagli che «svelano l’umanità di chi ha partecipato: la componente che mette, sempre, qualsiasi alpinista di fronte alla montagna». Lo stesso Palazzi, lo scorso anno, ha voluto raggiungere il campo base del K2, una tappa «fatta con grande piacere, entusiasmo e ingenuità». A spingerlo è stata la volontà di «provare le stesse stesse emozioni e vedere cosa è cambiato nel tempo». Che è poi il senso ultimo dello studio della storia: «Permette di vivere emozioni». Guarda l’intervista integrale:
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