GALLARATE – L’ordinanza anti-maranza apre uno scontro istituzionale. Il prefetto di Varese Salvatore Pasquariello la blocca, chiedendo di rettificarla, e il sindaco Andrea Cassani la difende a spada tratta. E sfida apertamente il rappresentante del ministero degli Interni: «Se ritiene di riuscire a garantire sicurezza ai gallaratesi con le forze dell’ordine a sua disposizione provvederò a ritirare l’ordinanza».
Lo stop da villa Recalcati
Un botta e risposta a colpi di carte bollate che arriva solo pochi giorni dopo le parole di apprezzamento sul provvedimento espresse dal sottosegretario agli Interni Nicola Molteni in visita a Gallarate. Il prefetto di Varese Salvatore Pasquariello ha bloccato l’entrata in vigore della cosiddetta “ordinanza anti-maranza”, perlomeno per la parte relativa al divieto di assembramento, dopo aver ravvisato due ordini di problemi. Il primo, più di forma, è legato alla mancata comunicazione preventiva al prefetto, prevista dal testo unico degli enti locali. Il secondo, più di sostanza, riguarda le disposizione sul divieto di assembramento che, scrive il dottor Pasquariello, non competerebbe al sindaco, motivo per cui l’ordinanza «difetta della tassatività richiesta ai provvedimenti aventi carattere emergenziale e non indica le norme giuridiche eventualmente poste a suo fondamento». Motivi per cui il prefetto invita il sindaco a «rettificare l’ordinanza». Non solo, in attesa delle modifiche, «le Forze di Polizia, che leggono per opportuna conoscenza, non potranno dare esecuzione alla suindicata disposizione». Tutto sospeso, insomma, e nessuna sanzione per chi non rispetta le previsioni sul diritto di assembramento finché l’ordinanza non sarà rettificata.
La sfida di Cassani
Alle rimostranze del Prefetto, il sindaco di Gallarate Andrea Cassani ribatte punto su punto con una lunga e dettagliata lettera che difende il provvedimento preso. Sul difetto dei tempi di comunicazione, Cassani ammette l’errore e si scusa, anche se, chiarisce citando una sentenza, «l’omessa comunicazione preventiva al Prefetto non incide sulla legittimità del potere sindacale». Il sindaco non ci sta invece sulla seconda “tirata d’orecchi” arrivata da Villa Recalcati: il provvedimento risponde ad «una situazione di particolare urgenza nella quale, evidentemente, non risultano sufficienti gli strumenti ordinari utilizzabili», ed è stata «assunta per evitare, anche per le Forze di Polizia, di trovarsi di fronte a scene già viste nelle quali lo “Stato” ha avuto molta difficoltà ad arginare episodi criminosi, con il poco personale a disposizione». L’ordinanza infatti darebbe alla Polizia locale gli strumenti per colmare queste lacune: «Cercheremo di avere nei fine settimana tre pattuglie serali per far rispettare tale ordinanza che ci è di grosso aiuto». Ecco perché per Cassani «andare a “indebolire” un provvedimento come quello in oggetto, sulla base di una non meglio specificata richiesta di tassatività, rischia di causare un effetto negativo per la vivibilità delle zone incriminate della città». Di qui la sfida al prefetto a “pensarci lui”, con le forze dell’ordine incaricate della pubblica sicurezza, in cambio del ritiro dell’ordinanza. «Spiegando le ragioni ai cittadini», chiosa il sindaco.
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