GALLARATE – L’estate scorsa si fece pagare 250 per avere riparato il frigorifero di un sessantenne di Gallarate. Ma si trattava di una truffa. Dopo una serie di indagini, la polizia locale di Gallarate è riuscita a risalire ai responsabili. Due dei tre soggetti coinvolti, all’esito delle ricerche sono stati identificati e deferiti alla procura della Repubblica di Busto Arsizio.
L’intervento
Segnalata e deferita all’autorità giudiziaria una banda di soggetti, autori di una truffa commessa a Gallarate la scorsa estate. Lo riporta una nota diffusa dall’assessore alla Polizia Locale, Germano Dall’Igna: «In questi giorni si sono chiuse le indagini, con la conferma della persona offesa, di voler procedere nei confronti degli autori individuati dagli agenti di Gallarate». Un 60enne era in emergenza a causa di un frigorifero in avaria, quindi si è attivato per trovare tecnici immediatamente reperibili che potessero riparare il guasto. E, quindi, evitare di perdere gli alimenti che rischiavano di scongelarsi. «Scandagliando i risultati di un noto motore di ricerca internet, la vittima ha individuato un sito con l’avviso di un “pronto intervento” per la riparazione di elettrodomestici multimarca, da attivare contattando l’utenza telefonica pubblicata». Con la speranza di risolvere quanto prima il problema, «lo sfortunato protagonista ha effettivamente ottenuto l’invio alla propria abitazione di un sedicente tecnico che, senza di fatto operare alcun tipo di aggiustatura, dopo aver “manovrato” all’interno del frigorifero ha fatto credere di averne ripristinato la funzionalità».
La truffa
In maniera sbrigativa, l’uomo si è fatto pagare in contanti – per un importo pari a 250 euro – e «ha rilasciato una ricevuta riportante dati generici e un indirizzo mail». Una volta allontanatosi il riparatore, «il malcapitato si è accorto di come l’elettrodomestico continuasse a non funzionare, proprio come se nessun intervento fosse stato eseguito». Il tentativo di richiamare il numero di cellulare in possesso «non ha avuto successo: anzi, dall’altra parte del telefono rispondeva un uomo che ingiuriava il cliente, rendendosi subito dopo non più raggiungibile».
Le indagini
Raccolta la denuncia, gli agenti del Reparto unità specialistiche del comando, attraverso l’analisi dei dati degli intestatari telefonici delle diverse utenze coinvolte, dopo aver incrociato le tracce acquisite per casi analoghi verificatisi in zona, «hanno appurato che il gruppo, composto da due uomini ed una donna, tutti stranieri, ha attuato vari escamotage per occultare la propria identità, fino ad arrivare anche a chiedere un doppio codice fiscale e simulando un trasferimento all’estero». Gli indizi raccolti dal Reparto hanno condotto a un cittadino rumeno, attivo nella provincia di Varese, «il quale attraverso annunci su internet di “pronto intervento riparazione”, prediligeva raggirare soggetti vulnerabili». Il sito utilizzato dal fantomatico operatore tecnico analizzato dagli agenti «è risultato carente degli elementi prescritti dalla legge, per identificare il fornitore dei servizi di assistenza (un modo per non essere rintracciato) e ricco di recensioni di clienti che lamentano di essere caduti nella medesima truffa». L’indagato, la cui scheda telefonica è stata attivata fornendo una falsa identità, «oltre a non aver trattato correttamente i dati personali raccolti dai consumatori, era solito rilasciare al cliente ricevute fiscali non regolari». Due dei tre soggetti ritenuti responsabili della truffa, all’esito delle indagini sono stati identificati e deferiti alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio, poiché ritenuti responsabili del reato di truffa in concorso.
Il plauso di Dall’Igna
«L’indagine condotta dal Rus sulla truffa perpetrata da falsi tecnici a casa di uno sfortunato cittadino e l’individuazione dei responsabili, conferma l’importanza di sporgere denuncia alle forze di polizia», dice Germano Dall’Igna. «Spesso le vittime, per vergogna o scarsa fiducia non segnalano episodi che, in maniera sempre più frequente, si verificano anche nel nostro territorio». E ancora: «Risalire agli autori non è mai semplice. Ma è sempre bene fornire quanti più indizi possibili, per consentire agli investigatori di tentare di individuare chi si macchia di questi odiosi reati, che in molti casi vengono compiuti ai danni di soggetti fragili». Conclude: «Anche in questo caso la polizia locale è riuscita a concludere un’indagine non semplice, avendo i truffatori utilizzati numerosi escamotage per non essere rintracciati. Rinnovo i miei complimenti al Comando per l’ennesima dimostrazione di efficienza e preparazione. Per contrastare questa piaga prossimamente sono in programma incontri nelle sedi de “Il melo” e “Auser”, durante i quali ufficiali e agenti del corpo illustreranno i principali pericoli della rete, fornendo alcuni suggerimenti per difendersi dai truffatori. Invito le parrocchie, gli oratori e le varie associazioni sul territorio a farsi avanti e richiedere alla polizia locale degli incontri sul tema».
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