Garlasco: “Mi sa che abbiamo incastrato Stasi”, l’sms di una cugina di Chiara

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Delitto di Garlasco: Chiara Poggi, Alberto Stasi e Andrea Sempio, indagato nell'indagine bis

GARLASCO – “Mi sa che abbiamo incastrato Stasi”, sarebbe il testo di un sms finito negli atti della nuova indagine della Procura di Pavia per la morte di Chiara Poggi, uccisa 18 anni fa e per il cui delitto è stato condannato l’allora fidanzato Alberto Stasi, sms che sarebbe stato inviato da una delle cugine della vittima ad un amico. A pubblicarlo è stato il settimanale “Giallo”. In queste ore inoltre, Andrea Sempio, indagato nella inchiesta bis affidata ai carabinieri di Milano, è arrivato presso la caserma “Montebello” insieme al suo legale, per ricuperare il suo telefonino, sequestrato nei giorni scorsi.

La polemica sul caso, sia rispetto alle passate indagini che verso quelle in corso, non accennano a fermarsi. La famiglia di Chiara Poggi, a quanto si è appreso, ha querelato diversi “blogger” che in questi mesi avrebbero pubblicato (a loro dire) notizie false o diffamanti.

I fatti del caso di Garlasco

Il 13 agosto 2007, Chiara Poggi, 26 anni, fu trovata morta nella sua abitazione di Garlasco (Pavia). A dare l’allarme fu il fidanzato, Alberto Stasi, dopo non essere riuscito a contattarla telefonicamente. I genitori di Chiara erano assenti per le vacanze. Il corpo di Chiara presentava diverse lesioni alla testa. L’arma utilizzata non fu rinvenuta. Le indagini si concentrarono su Alberto Stasi. Nonostante un suo alibi, alcune incongruenze nel racconto e l’assenza di segni di effrazione portarono gli inquirenti a sospettare di lui.

Le indagini sul computer e la bicicletta di Stasi

Gli accertamenti riguardarono il computer di Stasi. Inizialmente, l’accusa ipotizzò un tentativo di costruirsi un alibi o di cancellare tracce. Tuttavia, una perizia disposta dal GUP rilevò che il computer era stato acceso alle 9:36 e utilizzato per visualizzare foto fino alle 9:57, senza tracce di attività successive alle 10:17. La perizia escluse manipolazioni dei dati temporali da parte di Stasi e evidenziò accessi “scorretti” al computer da parte degli inquirenti. Sulla bicicletta nera di Stasi furono trovate tracce biologiche sui pedali. Inizialmente identificate dal RIS come compatibili con il DNA di Chiara Poggi, la difesa contestò questa interpretazione, suggerendo che potessero trattarsi di sudore o saliva e ipotizzando uno scambio di pedali con un’altra bicicletta della famiglia.

La ricostruzione della condanna 

Secondo la sentenza definitiva, l’omicidio sarebbe avvenuto in circa 23 minuti. La ricostruzione ipotizzava che Stasi avesse raggiunto la casa di Chiara in bicicletta dopo la disattivazione dell’allarme alle 9:12 e prima dell’accensione del suo computer alle 9:35. L’accusa sostenne che Stasi avesse avuto il tempo di commettere l’omicidio, ripulirsi e tornare a casa. La difesa contestò la ristrettezza dei tempi e l’assenza di tracce di DNA di Stasi sulla scena del crimine o sul corpo della vittima. Alberto Stasi fu condannato in Cassazione nel 2015 a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi.

La “pista familiare” inizialmente esclusa 

Nei primi momenti dell’indagine, fu esplorata anche una pista familiare, con l’audizione di amici del fratello di Chiara e di sue cugine, a seguito di alcune dinamiche familiari e testimonianze. Tuttavia, le verifiche non portarono a elementi concreti di colpevolezza e questa pista fu abbandonata. Recentemente, il caso è stato riaperto su istanza della famiglia Stasi, con una rinnovata attenzione alla “pista familiare”. Sono state rilevate tracce di DNA non analizzate all’epoca sotto le unghie di Chiara Poggi. La difesa di Alberto Stasi ha commissionato una perizia su campioni di DNA di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, riscontrando una compatibilità con il DNA trovato sotto le unghie della vittima. La Procura di Pavia ha disposto nuove analisi comparative, inclusa la comparazione del DNA di Andrea Sempio con quello estratto dalle unghie di Chiara Poggi. Secondo le prime risultanze del genetista incaricato, il DNA maschile trovato sotto due unghie di Chiara Poggi risulterebbe “perfettamente sovrapponibile” con quello attribuito ad Andrea Sempio, che lui si è rifiutato di fornire spontaneamente. Le indagini sono attualmente in corso.

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