Fiabe, favole e la vera Cenerentola: la lezione di Maria Teresa Ruta a Gavirate

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GAVIRATE – «Una volta Ludovico Di Meo, poi diventato direttore di Rai 2, comprava tutti i giornali appena usciti e alle sei e mezza si doveva andare in onda; adesso basta un telefonino per avere tutte le notizie». È iniziata sui cambiamenti avvenuti nel giornalismo la lezione che Maria Teresa Ruta ha tenuto oggi, 11 marzo, al cinema Garden di Gavirate per l’Ugate (Università di Gavirate per Adulti e Terza Età), in cui ha approfondito, parlando della sua esperienza nel programma di Radio 2 “E vissero felici e contenti”, il ruolo di fiabe e favole nella storia dell’uomo fino alla contesa fra due nazioni, Egitto e Cina, sulla paternità della storia di Cenerentola.

Voce per il pubblico

«Ora il cellulare offre nuove forme di comunicazione ma chi non è nativo digitale la considera un’arma impropria. Una volta si imparava il mestiere, adesso c’è molta più improvvisazione. E ultimamente la televisione è cambiata. Il mio mestiere è presentare, ma mi sono buttata sui reality, che possono dare grosse soddisfazioni; sebbene Isola dei Famosi e Grande Fratello siano andati bene, Pechino Express si è dimostrato il più meritorio: lì, dove si parte senza soldi e facendo l’autostop, non vincono solo forzuti e modelle».
Tra i ricordi anche l’importante esperienza in Sanità per la comunicazione del ministro Mariapia Garavaglia: «Feci da moderatrice a un dibattito con lei con un pubblico, nel periodo dopo Poggiolini, in cui c’era tanta gente che voleva linciarla. Mi sono allora rivolta a loro: “Siete giustamente arrabbiati ma qui c’è una persona, e una donna, che è appena arrivata da tre giorni. E non per fare altri danni ma per poter capire come sanarli”. Poco dopo mi arrivo la proposta di diventare presidente della Commissione per la semplificazione dei rapporti tra cittadino e servizio sanitario nazionale per la sanità, in qualità di “voce per il pubblico”».

I libri e la fiaboteca di Luino

La conduttrice ha dato prova al Garden delle sue capacità di imitazione con le voci dei tanti personaggi interpretati per “E vissero felici e contenti”: «All’epoca non c’era lo smartphone – strumento che un po’ ti priva di un bene prezioso, la fantasia – e per la trasmissione mi sono informata facendo molte ricerche a Roma tra i mercati di libri – oggetti il cui valore è invece sceso fin troppo – fino ad accumularne oltre 3250, che sono andati a formare la fiaboteca di Luino. La cultura dà la libertà e non riguarda necessariamente quello che non abbiamo fatto, ma quello che sogniamo ancora di fare domani: è la nostra conoscenza ed è ciò che impariamo quando è rimessa agli altri nella prospettiva del futuro e del miglioramento».

Esopo e Rodopì

Mentre la favola ha per protagonisti gli animali, ed è nata anticamente per prendere in giro vizi e difetti degli uomini, la fiaba ha cinque caratteristiche ricorrenti, corrispondenti alle dita di una mano: «Un castello per il pollice, la magia per l’indice, la cattiveria dell’antagonista per il medio, l’amore per l’anulare e le parole del finale “e vissero tutti felici e contenti” per il mignolo». Di 354 Cenerentole della letteratura mondiale «sono Cina ed Egitto a disputarsi l’originale, che potrebbe essere stata Rodopì, schiava realmente esistita e incontrata da Esopo. Tante storie hanno avuto origine da due narratori, Esopo stesso e poi Fedro, che erano entrambi schiavi e grazie ai loro racconti sono riusciti a conquistare la libertà».

Una nuova prospettiva con Rodari

Se Esopo per la nostra cultura è fondamentale e trasversale, Gianni Rodari ha fornito un diverso punto di vista, a partire dalla prospettiva per la volpe e l’uva, “vedrete che ogni giorno un poco si avvicina il dolce frutto: l’allenamento è tutto”: «È stato diverso, socialmente molto importante, nel suo dichiarare di preferire, alla “formica avara”, la cicala che “il più bel canto non vende, regala”.
«Sono diventata a mia volta una favola per qualcuno – ha poi raccontato Ruta del suo impegno per Unitalsi – mi vennero a chiamare, una donna inferma e cieca voleva incontrarmi perché ero stata l’ispirazione della sua vita. Avevo il velo, toccò i miei lineamenti e la mia mano dicendo: “Non era rugosa come pensavo. Ho sempre pregato per lei e non credevo che era morta, Madre Teresa di Calcutta”. A volte un cuore un po’ sordo e un po’ cieco ci fa vivere serenamente».

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