“Chiedimi se sono di turno”, a Legnano l’ospedale di Giacomo Poretti

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LEGNANO – «Quello dell’infermiere lo considero sempre uno dei lavori più belli, con un impatto umano incredibilmente alto» ha dichiarato Giacomo Poretti che, proprio all’ospedale di Legnano, svolse per undici anni questa professione. Ne è nato “Chiedimi se sono di turno”, spettacolo che il comico del celebre trio di Aldo, Giovanni e Giacomo porterà in scena martedì 21 maggio alle 21 al Teatro Tirinnanzi di Legnano.

Da neurologia a caposala

In un one man show che richiama nel titolo il film “Chiedimi se sono felice” insieme ad Aldo e Giovanni, Giacomo ripercorrerà il suo passato tra tagli del personale, aumento dei carichi di lavoro, esigenze dei pazienti e rapporto con i medici.
Dopo aver studiato Infermieristica iniziò a lavorare all’ospedale di Legnano nel 1974, mentre si diplomava alla scuola di teatro di Busto Arsizio. Dopo aver girato diversi reparti, traumatologia, ortopedia, neurologia e oncologia, è diventato caposala. Nonostante undici anni di carriera, in seguito al successo raccolto con Aldo Baglio e Giovanni Storti, lasciò la professione per dedicarsi definitivamente allo spettacolo.
Il comico non ha tuttavia mancato di ambientare alcuni suoi sketch in corsia, che sarà protagonista in “Chiedimi se sono di turno”: «Io, che avevo trascorso l’infanzia e l’adolescenza fantasticando di gloriosi propositi professionali, avrei voluto fare il calciatore, l’astronauta, l’ingegnere. I professori delle medie, poi, mi avrebbero visto bene come avvocato. E invece le mie particolari circostanze, quelle della mia famiglia, della mia vita, anziché in un’aula di tribunale, o su un campo da calcio, o in una stanza depressurizzata di un’astronave, mi hanno portato in ospedale. Ed eccomi lì tutto vestito di bianco, con una scopa di saggina in mano, in un cesso di un ospedale, io che svenivo solo all’idea di farmi medicare una sbucciatura. Io che avevo paura quando mi facevano una puntura, ora dovevo farle a qualcuno. Io che avevo paura delle malattie, ora dovevo affrontarle con una scopa e con una siringa. Io che non volevo neanche sentirla nominare, ora, la morte, era mia compagna di turno».

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