Giorgia, poco premier molto segretaria di partito

bottini meloni europa
Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen, eravamo tanto amiche

di Gian Franco Bottini

Quando si dice che prima o poi i nodi vengono al pettine! Essere premier e segretario di partito presenta inevitabilmente dei nodi difficili da sbrogliare e persino la buonanima di Berlusconi, riconosciuto funambolo politico, si è spesso trovato in queste difficoltà. Questa volta, checchè lei ne dica, a pagare il conto è Giorgia Meloni (e forse noi con lei) in occasione della votazione per il rinnovo della teutonica Von der Leyen. che ha visto il suo partito dare un voto negativo.

L’aver liquidato da parte sua l’esito della votazione semplicemente con un breve ed imbronciato comunicato “postumo”, ci è sembrato molto difforme dalle sue dialettiche abitudini e un chiaro segnale di un mortificato imbarazzo, nascente dal fatto che probabilmente le cose non sono andate come lei voleva che andassero.

Non si può negare che dal suo insediamento la Meloni abbia fatto di tutto per traghettare se stessa e il suo partito verso una convincente “moderazione”, cercando di scolorire le sue origini politiche, e, in Europa, il suo far parte di un raggruppamento comprendente molti passeggeri imbarazzanti (spagnoli, ungheresi e polacchi in primis).

Era evidente comunque che da questo equilibrismo prima o poi Giorgia avrebbe dovuto uscirne e il momento è arrivato. Ma Giorgia non ce l’ha fatta (come invece, secondo noi, progettava) ad andare a far maggioranza con l’Ursula; qualcosa ( non certo la decantata “coerenza” ecologica che lei avrebbe saputo gestire in mille altri modi), qualcuno o qualche preoccupazione dell’ultimo momento glielo hanno impedito.

bottini meloni europa
Gian Franco Bottini

E allora, essendo formalmente rimasta nel campo degli Orban, delle Le Pen e dei Kaczinsky, potrà pure continuare a prendere il the con l’”amica” Ursula, ma con gli altri dovrà riprendere daccapo la sua strada verso una oramai sospetta “moderazione”, purtroppo richiesta dagli interessi del nostro Paese. E’ chiaro che quel ruolo di garanzia che Berlusconi recitava per l’Italia nella maggioranza europea oggi non c’è più e Meloni ha perso l’occasione di interpretarlo. Taiani oggi non basta.

Tre erano gli argomenti che avrebbero dovuto trovare risposte adeguate nel programma della Von der Leyen, per consentire l’adesione di Fratelli d’Italia alla sua maggioranza: immigrazione, Ucraina, transizione ecologica. Tutti sanno che in Europa le vere maggioranze si formano sui temi più che sui recinti politici ed essere in maggioranza o in opposizione non nega ai gruppi di votare in maniera difforme, secondo le circostanze. La questione Ucraina ne è un esempio; motivare quindi il voto negativo con la citata “coerenza” è qualcosa che non parla di politica europea.

Che la scelta fatta da Giorgia Meloni sia un danno per il nostro Paese è fuori discussione, anche perché è facile capire come diverse siano le probabilità di raggiungere dei risultati facendo parte o meno di una maggioranza decisionale; vale in Europa come nell’ultimo comune della nostra provincia. Potremmo sbagliarci ma, a nostro avviso, il tutto nasce da considerazioni su rapporti interni alla coalizione nazionale. In particolare i suoi “Fratelli” potrebbero averla “convinta” a non lasciare in mano all’”amico” Salvini quella battaglia, che ha un largo consenso popolare, quale è quella contro la “ transizione ecologica in salsa europea”..

In conclusione : quella di Giorgia Meloni appare più una scelta da segretario di FdI che da Premier italiano ovvero più nell’interesse del suo partito che del nostro Paese. La liturgia messa in piedi nella circostanza, dichiara di per se stessa un travaglio decisionale che ha lasciato aperte fino all’ultimo tutte le possibilità: l’assenza fisica e verbale della premier nei preliminari di voto, la mancanza di dichiarazioni “calde”, il filmatino “postumo” distribuito alla stampa su un argomento di tale rilievo. Tutto può dare un senso all’imbronciato ed imbarazzato disappunto di Giorgia che forse ha pagato, in Italia o in Europa, anche qualche atteggiamento da “enfant prodige”.

Potremmo anche avanzare l’ipotesi che una sempre più probabile America “trumpiana” abbia suggerito a Giorgia di mantenere quella verniciatina di “conservatorismo” utile per non lasciare al solito Salvini le sue inevitabili operazioni di vassallaggio. Nulla di irreparabile in sede europea, forse; certo è però che se Meloni, per queste o altre ragioni, fosse veramente stata costretta ad “inseguire “Salvini, per non mettere a repentaglio la sua leadership nella coalizione di governo, si sarebbe creato un precedente di cui preoccuparsi.

Tante ipotesi, forse anche fantasiose, ma comunque la certezza che questa circostanza sia servita a Giorgia per capire che da oggi in poi i “nodi” dei quali si è parlato le si presenteranno sempre più frequentemente e che tenere i piedi in più scarpe le sarà sempre più difficile.

bottini meloni europa – MALPENSA24

Visited 58 times, 1 visit(s) today