di Ivanoe Pellerin
Cari amici vicini e lontani, prima del 7 ottobre 2023 c’era veramente la possibilità di pacificare il Medioriente con gli accordi di Abramo quando la maggior parte dei paesi arabi che avevano combattuto Israele volevano stabilire relazioni di pace. Poi tutto è cambiato. Il presidente Mattarella parla di orrore e condanna per “la raccapricciante ed efferata violenza consumata quel giorno da Hamas” . Inoltre dice che la violenza che Israele infligge a Gaza non può cancellare il 7 ottobre che rimane “una pagina turpe della storia”. Sono d’accordo con Galli della Loggia che (Corriere del 8 ottobre 2025) afferma che “la storia non è acqua e incide sui comportamenti dei contemporanei anche quando essi non se ne rendono conto o se ne rendono conto solo in parte.”
Il 6 ottobre su La Repubblica è comparsa un’interessante intervista a Ziv Koren un fotografo di guerra israeliano, molto popolare per i suoi reportage sui conflitti arabo- palestinesi, violentemente contrario alla politica di Bibi Netanyahu e sostenitore della politica dei progressisti di Israele. Racconta che il 7 ottobre ha capito che stava succedendo qualcosa di drammatico, ha lasciato la famiglia, ha preso una moto e si è diretto sul luogo e …”quello che ho visto (ho visto tante scene di guerra) è una cosa che mi ha colpito e che mi colpirà per tutta la vita”. Stiamo parlando di una persona che ha fatto foto di morti ammazzati, di persone distrutte, massacrate ma dice: “quello che ho visto è una cosa che non mi sarei mai immaginato. L’orrore è sempre uguale per qualsiasi morte ma quell’orrore era di una bestialità mai vista. Koren dice che, conoscendo bene i crimini di guerra, non ricorda nulla di equiparabile (se si può dire così). Sdrammatizzare la vicenda del 7 ottobre, come tenta qualcuno anche vicino a noi, non toglie alcun peso a quello che succede oggi a Gaza ma è un’operazione orribile che non diminuisce la bestialità di questi terroristi che hanno un nome: Hamas. Molti di coloro che partecipano ai cortei pro-Palestina, che portano questa bandiera non sanno nulla di chi o cosa stanno sostenendo.
Dunque vediamo. Hamas è l’acronimo di Harakat al-Muqawwama al-Islamiyya, che significa Movimento di Resistenza Islamica. Ma la stessa parola Hamas, al di là dell’acronimo, in arabo vuol dire “entusiasmo”. Il movimento si ispira ai Fratelli Musulmani e la sua fondazione risale al 14 dicembre del 1987 per mano dello sceicco Ahmed Yassin, ucciso nel 2004 da un attacco aereo israeliano. Hamas è un’organizzazione religiosa islamica palestinese di carattere paramilitare e politico, considerata un gruppo terroristico da Israele e dai Paesi occidentali. Il progetto dichiarato di Hamas è quello di costringere lo Stato ebraico a ritirarsi dai territori occupati nel 1967 e di costituire uno Stato islamico in tutta la Palestina storica, quella delimitata dai confini del pre-1948. Nel programma di Hamas figura l’obiettivo di distruggere Israele.
Nel periodo antecedente alla presa del potere a Gaza, in particolare nella seconda metà degli anni ’90 e durante il periodo della Seconda Intifada, Hamas ha fatto largo uso di azioni terroristiche mediante la tecnica degli attentati suicidi, condotti specialmente contro obiettivi civili come autobus e centri commerciali. Tra i più noti attacchi rivendicati da Hamas ci sono l’attentato di Gerusalemme del 1997, quello di Rishon LeZion del 2002, il massacro del bus 37 ad Haifa, il massacro di Pesach, nel marzo del 2002, in cui 30 persone furono uccise a Netanya; il massacro sull’autobus numero 20 di Gerusalemme nel novembre dello stesso anno 2002 (11 morti); il massacro sull’autobus numero 2 di Gerusalemme nell’agosto del 2003 (23 morti); l’attacco alla città di Bersheeba nell’agosto del 2004, (15 morti). L’ultimo attentato della Seconda Intifada fu dell’agosto del 2005 che fece 7 feriti.
La prima intifada è durata oltre cinque anni. Nel 1993 i negoziati di Oslo hanno definito il ritiro degli israeliani da Gaza e dalla Cisgiordania e il riconoscimento dell’Olp come interlocutore del governo israeliano, che a sua volta riconosceva il diritto a esistere di Israele e rinunciava al terrorismo. Nasceva l’ANP, autorità nazionale palestinese, presieduta da Yasser Arafat. Non rinunciava alla lotta armata invece Hamas che con l’ala militare delle Brigate al-Qassam, negli ultimi tre decenni, attaccava ripetutamente Israele. Altri incidenti, altri attacchi, altri morti, molti morti. Nel settembre 2000 iniziava la seconda Intifada, quasi la metà di tutti gli attacchi compiuti contro Israele vedevano come autori i miliziani di Hamas e delle brigate al-Qassam. Nel 2004 moriva Arafat e il suo successore Abu Mazen si mostrava critico circa la rivolta armata: ne condivideva i fini politici (la fine dell’occupazione israeliana) ma riteneva che il prezzo pagato fosse eccessivo. Nel 2005 il premier israeliano Ariel Sharon ordinava il ritiro da Gaza di ottomila coloni. Nel 2006 Hamas vinceva le prime e le ultime elezioni tenute a Gaza.
Nel 2007 a Gaza scoppia la guerra civile, con i membri di Fatah che vengono espulsi dalla Striscia insieme al loro leader Abu Mazen. Violenze da ambo le parti. Quindi i due movimenti si dividono i due territori della Palestina, Gaza e Cisgiordania. Da allora Hamas ha continuamente rafforzato il proprio potere nella piccola enclave e nel 2012 ottiene un successo prestigioso imponendo ad Israele uno scambio di prigionieri: mille detenuti palestinesi in cambio del caporale israeliano Ghilad Shalit. All’interno di Hamas ci sono sempre state diverse anime. Una più vicina al Qatar, altro Paese alleato, più moderato, meno teso alla distruzione di Israele e più portato alla costruzione di uno Stato palestinese con capitale Gerusalemme. L’altra fazione, detta degli “iraniani”, è più vicina alla teocrazia sciita, meno orientata ai compromessi. Le Guardie della Rivoluzione iraniane hanno sempre dato fondi anche alla Jihad islamica, l’altra organizzazione palestinese che opera sia nella striscia di Gaza che in Cisgiordania. Ma come ricorda La Repubblica, Hamas riceve finanziamenti anche dal Qatar e da altri Paesi arabi. E arrivano indirettamente le donazioni “umanitarie” inviate a Gaza dall’Onu, dall’Ue e da altre nazioni Occidentali.
Il 9 ottobre la notizia della firma di una prima parte della proposta di pace voluta e sostenuta dall’”odiato” Trump riempie di speranza non solo il mondo arabo, non solo Israele e i territori palestinesi ma anche un gran numero di nazioni. La giornata appare già straordinaria. Siamo contenti? Certamente sì, ma la strada è ancora in salita perché una parte delle clausole del trattato sono difficili da accettare: Israele rinuncerà alla presenza militare a Gaza e (molto più difficile) Hamas rinuncerà alla sua presenza nel “futuro” governo della striscia? Hamas non è soltanto un gruppo armato e organizzato che ha sparso il terrore, Hamas è un’ideologia. Cari amici vicini e lontani, se Hamas non sono certo tutti i palestinesi, oggi i palestinesi per chi parteggiano?
israele hamas pace – MALPENSA24
