I detenuti del carcere di Busto imbianchini a palazzo Cicogna. Prova di reinserimento

BUSTO ARSIZIO – I detenuti del carcere di Busto Arsizio hanno imbiancato il piano terra del museo di Palazzo Cicogna. Un’esperienza svolta nell’ambito di un progetto di reinserimento lavorativo e sociale promosso da Enaip e cooperativa sociale Intrecci: «Non solo rappresenta un’iniziativa di pubblica utilità, ma è soprattutto il primo passo verso la nuova vita che li attende al termine del periodo di detenzione» il ringraziamento degli assessori Manuela Maffioli e Paola Reguzzoni.

Quattro detenuti al lavoro

Sono terminati i lavori di pulizia e imbiancatura eseguiti da alcuni detenuti della Casa circondariale di Busto Arsizio nelle sale espositive poste al piano terra delle Civiche Raccolte d’Arte di Palazzo Marliani Cicogna. Oggi, 3 febbraio, a conclusione dell’esperienza, S.Z., S.S., S.A., O.E., i quattro detenuti coinvolti, sono stati ringraziati, per l’impegno con cui hanno realizzato il lavoro, dagli assessori alla cultura Manuela Mafffioli e all’inclusione sociale Paola Reguzzoni, ma anche dal direttore della casa circondariale Orazio Sorrentini, dalla comandante della Polizia penitenziaria Rossella Panaro, dai responsabili del progetto e dallo staff del museo. «Abbiamo imparato molto» hanno ammesso i detenuti, che sono stati seguiti da un maestro d’arte nel loro lavoro.

Modello da esportare

«Un’iniziativa che ha offerto loro l’opportunità di apprendere delle competenze certamente utili ai fini del reinserimento lavorativo – sottolinea Paola Reguzzoni, assessore all’inclusione sociale – l’augurio è che si tratti della prima di una serie di attività di rieducazione utili alla collettività e che la rete di collaborazione a supporto dei detenuti, a cui l’amministrazione partecipa convintamente e attivamente, possa rinforzarsi ulteriormente». Quella di Busto potrebbe anche diventare una “case history” da replicare in altre realtà del territorio.

«Valore immateriale»

La vicesindaco e assessore alla cultura Manuela Maffioli invita a «non tralasciare la portata simbolica dell’iniziativa: ripulire, dare una mano di vernice alle pareti, riportare luce e bellezza significa, sia per chi ha lavorato concretamente, sia per chi andrà al museo, ritrovare la bellezza anche interiormente». Un’imbiancatura quindi che «non ha solo un valore materiale, ma anche immateriale, che ha il valore aggiunto di essersi svolta in un luogo pubblico di cultura e bellezza, verso il quale i giovani, come osservato dalla conservatrice museale, hanno dimostrato un grande senso di rispetto».

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