BUSTO ARSIZIO – «Questo bis non era previsto, l’avevo solo ventilato» ha risposto Michele Fazio ai tanti fischi che ieri, sabato 28 marzo, subito si sono levati dal pubblico entusiasta per richiamarli in scena, quando lui, Carlos Buschini, Mimmo Campanale e Fausto Beccalossi avevano sì e no accennato a lasciare il palco del Teatro Sociale di Busto Arsizio. Il saluto è stato con “What a wonderful world”, brano di Louis Armstrong eseguito da Ronnie Jones: «Ho deciso di farlo cantare al nostro ospite “più grande”. È un periodo disastroso, non si capisce un c@%%o, magari arriva un missile…questo è allora un augurio: speriamo che cambi qualcosa». Un pensiero in qualche modo anticipato poco prima al microfono da Paolo Castelli, direttore esecutivo del Baff, che per il finale del festival ha voluto ricordare l’aforisma di Jacques Prévert citato da Enrico Vanzina la sera prima: “Bisognerebbe tentare di essere felici, non foss’altro per dare l’esempio”.
I fuoriclasse di Pippo Fazio
«Una serata – come annunciato in apertura da Mario Caccia, fondatore e produttore di Abeat Records – creata nell’arco di poche ore: ne sarà conduttore Michele Fazio, che sarà il fulcro intorno al quale si alterneranno i vari musicisti». Il pianista jazz, con il soprannome di “Pippo Fazio” ha quindi assunto – non senza ironia – il compito di presentare i suoi sodali, «tre fuoriclasse» rispettivamente al basso, batteria e fisarmonica: «Carlos Buschini, dall’Argentina, e Mimmo Campanale, pugliese come me: tutti dal Sud del mondo. Poi c’è Fausto Beccalossi, da Brescia, per alzare la media». Con l’arrivo, nel corso del concerto, di tre ospiti che suonano con lui da diversi anni.
La vita in rosa e l’agenzia delle entrate
Dagmar Segbers, cantante tedesca che si è trasferita in Italia, è stata la prima a fare il suo ingresso – «ho i brividi, sono emozionata a essere qui, con questa band così potente» – per eseguire brani che portassero un raggio di luce, come il più famoso successo di Edith Piaf: «È una canzone che il “passerotto” compose a Parigi quando il mondo era a terra. L’invito è a essere ottimisti e sognare una vita in rosa».

Dopo “Cerchi d’acqua” di Fazio – «un pezzo a cui sono molto legato e che ho fatto in due versioni: spero che lo prendano per un film, così vado alle Maldive» – l’ha raggiunto Francesco Tricarico insieme a cui, oltre a suonare e scrivere dal 2009, si esibisce in concerto, con qualche centinaio all’attivo, nella forma piano e voce. Così quindi “Io sono Francesco” e “Luminosa”, tra canto e recitato, e con il Trio la sanremese “Vita tranquilla” e “Punti di vista”, da completare a piacere: «In origine nel tessto – ha raccontato il cantautore – dicevo “microrganismi che attaccano le donne” perché con loro non avevo un rapporto facile. Poi è cambiato è ho messo “agenzia delle entrate” ma ho sbagliato, perché non si dimentica mai di noi. Quindi ora c’è uno spazio vuoto, di cinque secondi, dove potete mettere quel che volete voi: un gruppo, o un sostantivo…».
«Un inno a noi stessi»
Nella storia dell’incontro con Jones, il terzo ospite, è coinvolto Sergio Rubini: «Nel 2000 ero diretto a Roma – ha raccontato Fazio – perché avevo creato per lui una colonna sonora. Ma due miei amici pugliesi mi dissero che stavano invece andando a Milano, per raggiungere un musicista che era rimasto senza band: così cambiai direzione e feci come loro. Nato a Boston, si è trasferito anche lui in Italia e ora suoniamo insieme da venticinque anni». L’artista ottantottenne – «sono songwriter, ho scritto 257 canzoni» – dopo le dichiarazioni d’intenti di “What’s going on” di Marvin Gaye e “Georgia on my mind” di Ray Charles si è complimentato per il cast «internazionale: Argentina, Stati Uniti e…pugliesi» e ricordato come, nella vicina Castellanza, abbia seguito per tre anni «l’addestramento» per fare il cantante, «anche se io canto da quando ne ho sei». Ha infine proposto “My way” di Frank Sinatra, «un inno a noi stessi: la dedico a voi. Io ho fatto quello che volevo».
Il connubio di cinema e musica
«Sono orgoglioso e soddisfatto che il parterre sia tutto pieno», ha esordito Gabriele Tosi, presidente del festival chiamando sul palco l’assessore alla Cultura e «neo-onorevole» Manuela Maffioli per introdurre l’ultimo appuntamento di Eventi In Jazz 2025 ma anche quello, per il forfait dato da Rubini, a chiusura del Baff. «“Solo” una serata di musica, ma non è estranea al cinema: è il 50% del totale. Una volta all’Istituto Antonioni il regista Donato Sansone ci disse che la parte sonora era anche il 60%-70% del prodotto. Un connubio perciò insito nel cinema stesso, basti pensare a Ennio Morricone, o l’uso che ne fa Alfred Hitchcock».
«Non è mai capitato che si incrociassero due festival sullo stesso palco: dà l’idea della vivacità della dimensione culturale qui a Busto», ha così ribadito Maffioli il «tifo» dell’amministrazione comunale perché l’alleanza possa ripetersi in futuro, suggellato dal fatto che si sono già tenuti sei di quelli in programma annualmente in città. Tutto ciò in una visione della cultura come un «mattone, cioè un elemento fondante dell’individuo», per far sì che – con riferimento a Roma – «arrivi anche a qualche chilometro più in là: viva la cultura e viva Busto».
«Grazie al pubblico, è fondamentale – così Fazio – perché noi musicisti suoniamo per avere gli applausi. Grazie a Caccia e grazie all’amministrazione comunale di questo circondario: non è facile organizzare eventi così, spero possa farlo sempre anche per la musica».

Baff, gran finale anticipato e Busto risponde. Vanzina show, Tosi senza filtri




