di Massimo Lodi
C’è modo e modo di perdere. In Calabria la sinistra perde male. La destra vince facilissimo. Occhiuto, governatore uscente, azzecca il bis che mai era riuscito ad alcuno. Il rivale Tridico non riempie né piazze né urne. Quasi venti punti tra l’uno e l’altro: l’abisso. Segue ironia greve di Gasparri: i nostri avversari navigano male. Riferimento al tifo per la Flotilla, come se non d’iniziativa umanitaria e di risveglio delle coscienze mondiali si trattasse, e invece d’una spedizione, ohilà, contro il governo italiano. Guarda dove ogni tanto ti porta il cuore (il cuore?).
E comunque. Realismo dice che per ora, nelle prime due elezioni regionali -le Marche han preceduto la Calabria- l’unico campo largo manifestatosi è quello tra gli schieramenti nemici. Largo? Larghissimo. Un extralarge che rende stretto, very slim, il sentiero venturo/vicino della coppia Schlein-Conte, chissà se testardamente unita anche dopo lo 0-2 e in vista delle partite da giocare, prima delle quali nel prossimo weekend, terreno di scontro la Toscana.
Qui è favorito Giani, progressista, ma il succedersi degli eventi potrebbe riservare, se non la sorpresona, qualche tachicardia da spavento conservatore. Specialmente in presenza delle assenze. Il 43 per cento che vota in Calabria è una miseria, se la quota altrove non cresce, i pronostici diventano friabili. E se si alza, diventano inutili. Cioè: chi piglierà il voto che a Reggio e dintorni nessuno s’è visto assegnare?
Una cosa sembra sicura. La sinistra che s’agghinda da sinistra-sinistra, lasciando nel cantuccio il centro, ha poche chances di costituirsi in modello vincente nell’epoca della generale virata a destra (Italia sì, resto del mondo pure). Questa è l’area da recuperare, e però non Schlein, non Conte ne appaiono persuasi. Forse l’inerzia storica delle regionali a incombere (Toscana appunto, poi Campania e Puglia: il Veneto è inaccessibile roccaforte destrista) permetterà al momento d’aggirare l’ostacolo, battendo comunque i competitori. Ma poi, soprattutto in vista delle politiche ’27?
Poi bisognerà cambiare. O strategia o leader, dato che -come scriveva Brecht- non si può nominare un nuovo popolo perché l’attuale non ha capito il comitato direttivo. Ovvero i capi. Dunque popolo vecchio, dirigenti new look o new entry. Una volta di più ha ragione Renzi, neo-fondatore della Casa Riformista che ha sostituito Italia Viva, quando dichiara, sprintando sui colleghi di coalizione: chi sfiderà la Meloni per Chigi dovrà uscire dalle primarie. Dunque non una pre-santificata Schlein, non un presantificato Conte. L’aria è che sarebbero entrambi perdenti. Meglio pescare la novità, tipo Silvia Salis, oggi sindaca di Genova, domani possibile designata a contendere il premierato alla presidente del Consiglio in carica. Grazie a due fattori: il parziale travaso di suffragi moderati da destra a sinistra, l’idem-parziale recupero alla causa della sinistra degli astenuti che neppure la causa della destra in auge riesce a mobilitare. Più che un ministero del Futuro, come proprio la Salis ha ipotizzato al meeting della Leopolda, urge una personificazione di Futuro.
