Il consiglio di Biandronno e la surreale incompatibilità del fratello del ministro

Un momento del consiglio comunale di Biandronno

BIANDRONNO – Un consiglio sull’orlo di una crisi di nervi. Non è solo una questione politica, o di vedute differenti. Lo si percepisce e lo si respira. Maggioranza e minoranza proprio non si sopportano in quel di Biandronno. E il bello è che i due fronti nemmeno cercano di nasconderlo. Così, anche una seduta consiliare normale, diventa frizzante, scoppiettante e, visto anche gli argomenti che vengono portati nel dibattito, a lunghi tratti, avvilente. Comunque da vedere, per farsi un’idea, almeno una volta nella vita se si è cittadini di Biandronno.

Succede un po’ di tutto

Più insidioso della vicina Palude Brabbia, il consiglio di ieri sera, giovedì 13 novembre, parte col botto e con la richiesta da parte delle minoranze di verificare la compatibilità o meno dell’assessore riguardo il punto sull’affidamento a Poste Italiane della tesoreria comunale. Convenzione che, di politico, come ha spiegato il sindaco Massimo Porotti, non ha nulla: «Lo facciamo per praticità», ha detto in sostanza il primo cittadino. E la ventilata, e surreale, incompatibilità è dovuta al fatto che l’assessore, Giuseppe Giorgetti è fratello di Giancarlo, ministro dell’Economia, ministero che ha un ruolo di indirizzo e controllo su Poste Italiane. Cioè, capiamoci, una connessione quella fatta dalle opposizioni, non tirata, bensì tiratissima per i capelli. E che ha fatto cadere le… braccia all’assessore, il quale, sul punto, ha lasciato l’aula. Tutto questo è accaduto nei primi dieci minuti di assise civica. Che si è preannunciata più sorprendente della sfida Musetti – Alcaraz che nel frattempo si stava giocando in quel di Torino.

Opposizione dura e pura

Il fronte dell’opposizione dirà che non è vero e che, quando le cose sono condivise e condivisibili, non fanno mancare il voto a favore. Vero. Ma è anche vero che quella di Biandronno è un’opposizione da guerra di trincea. Tutta elmetto e baionetta fin dall’approvazione dei verbali della seduta precedente. I consiglieri di minoranza danno battaglia su tutto (come deve fare una minoranza. Forse, anche di più). Qui i consiglieri contano i peli, e persino i pelucchi, dei provvedimenti presentati. Entrano nelle pieghe, anche in quelle che non ci sono. Ma sul Piano del diritto allo studio – bravi – hanno fatto bingo. E pizzicato un copia e incolla furbetto di tabelle riferite all’anno passato, quindi non aggiornate, non coerenti con gli stanziamenti e con la spiegazione dei fondi destinati alla scuola e alle varie iniziative.

Il copia e incolla furbetto

Insomma, si sono cucinati il vicesindaco, impallinandolo come Alcaraz stava facendo con Musetti nel secondo set delle Atp Finals, fino a far crollare le certezze con le quali Giulio Tabacchi ha presentato l’articolato documento. E con un Massimo Porotti che, a quel punto, non sapeva più come “stirare” la brutta piega che stava prendendo la questione. Fino alla – benedetta – richiesta di sospensione della seduta avanzata dal capogruppo di maggioranza Alfonso Siracusa. Maggioranza in conclave per qualche minuto di conciliabolo nell’ufficio del sindaco, ermeticamente chiuso, ma non abbastanza da impedire che qualche tono sopra le righe sgusciasse in corridoio, per poi rientrare in aula e annunciare il ritiro del punto. Con un sindaco questa volta provato al punto che anche le parole uscivano a stento.

Il colpo di coda

Finito? Macché. Nelle comunicazioni del sindaco, sul finale, Massimo Porotti ha annunciato il ritiro delle deleghe al consigliere di maggioranza – si fa per dire – Andrea Tieppo. E qui apriamo una parentesi. Tieppo, leghista fino a luglio, ovvero fino a quando ha depositato la volontà di uscire dal Carroccio, non è mai passato in opposizione. È rimasto tra le file governative, ma non ha più fatto passare un provvedimento. E anche ieri sera ha sostanzialmente votato contro tutto e in apertura ha depositato due interrogazioni da opposizione.

Si dice che tra le fila della maggioranza ci sia qualche altro consigliere scontento per le promesse (se prometti una cadrega e poi la togli, chi resta in piedi ci rimane male, è la politica bellezza). Lo conferma anche la motivazione che proprio Tieppo ha consegnato al segretario dopo il ritiro delle deleghe. Ora, non ci è dato sapere se nella maggioranza Porotti ci siano altri consiglieri con il mal di pancia. Quel che sappiamo è che ieri i dissidenti-silenti sono rimasti ben camuffati. Forse in attesa di agguati migliori. Insomma, a Biandronno, dicono che il sindaco, più che il “can che abbaia”, deve temere le bocche di fuoco amiche. Per ora mute, silenziose, ma insidiose, come la vicina palude.

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