Il generale e i parla parla varesini

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In seicento a Varese per il Futuro Nazionale di Roberto Vannacci

Al Teatro Santuccio, il centrodestra di Varese ha convocato, sabato 28, per un secondo appuntamento gli Stati Generali. Occasione per fare il punto in vista delle elezioni amministrative. Scarso entusiasmo di popolo, tiepida presenza anche degli addetti ai lavori. Quindici giorni fa, l’associazione Varese sei tu, area leghista, con lo scopo di approfondire tematiche socio/economiche, aveva invitato il ministro Giancarlo Giorgetti e l’amministratore delegato di Thea, Valerio De Molli,  a un incontro riservato a una platea qualificata, professionisti, imprenditori, politici, gruppi che fanno opinione. Alta qualità del dibattito, ma nessuna apertura alla cittadinanza. Obiettivo: spianare la strada alla prossima competizione amministrativa. Sforzo commendevole alla ricerca del riposizionamento elettorale partendo, come si dice nel politicamente corretto, dai programmi. Il candidato sindaco? Verrà.

Giovedì 26, all’UnaHotel, il generale Roberto Vannacci è stato acclamato da 600 (seicento) persone. Un’adunata vera e propria, per un politico sui generis, che parla poco, lancia slogan, si fa capire da tutti. Per semplificare, un po’alla Umberto Bossi dei tempi gloriosi. Non a caso la sala dell’albergo di via Albani era stracolma. Il suo “alle elezioni scateneremo l’inferno”, frase mutuata da un altro generale, il Massimo Decimo Meridio del Gladiatore, ha infiammato il “suo” popolo. Non tutti i presenti al battesimo di Futuro Nazionale erano varesini, alla serata c’erano anche le cosiddette truppe cammellate venute da fuori, ma l’entusiasmo collettivo fa a pugni con le paludate, soporifere riunioni dei partiti di centrodestra. Che dovranno guardarsi, eccome, da Vannacci e dalle sue truppe. Le quali, fino a prova contraria, appaiono elettoralmente più agguerrite dei partiti che, in senso trasversale, sembrano ancora traccheggiare. Per giunta, obbligati a stare assieme se vogliono spuntarla alle urne tra un anno, benché tra loro crescano le diffidenze all’indomani dei risultati referendari.

Scorie da smaltire anche in periferia, dove, per la verità, i contrasti sono cominciati ben prima del 22 e 23 marzo, giorni del voto. Se ne ha evidenza non soltanto nel capoluogo, ma pure nelle altre città chiamate alle urne, nel 2027 e già nel prossimo mese di maggio con il rinnovo di alcune amministrazioni. Per esempio Somma Lombardo dove Fratelli d’Italia non ha intenzione di subire i diktat degli alleati, e picchia i pugni come non ci fosse un domani, ma la verifica elettorale è tra un paio di mesi. Figurarsi. Come a Busto Arsizio, con la giunta eternamente in ambasce per i rimpasti già consumati o ancora in cantiere. E con i partiti che, al loro interno, vivono turbolenze causate da rancori e risentimenti personali che, specie nella Lega, ne indeboliscono l’immagine di fronte all’opinione pubblica.

Un indecente spettacolo faticosamente tenuto sottotraccia, ma che non sfugge agli elettori. Tutto ciò con la selezione dei candidati sindaci nelle principali città della provincia che rischia di diventare, sempre che non sia già diventata, terreno di scontro. E mentre qui ci si confronta (eufemismo) e si parla, parla, parla, sulla sponda vannacciana si viaggia sulle ali della passione. Fittizia fin che si vuole, ma sulla carta destinata a diventare una piccola o grande valanga elettorale, dalla quale dovranno guardarsi tutti; compresi gli ineffabili esponenti del centrosinistra, che lavorano silenti, ma non per questo meno litigiosi, alla composizione delle loro alleanze, fino all’eventuale campo largo in provincia di Varese. Vannacci c’è. Che poi riesca a “scatenare l’inferno” è molto probabile. Sta ai suoi avversari, tutti compresi, evitare la fine delle popolazioni barbariche germaniche dell’epico film con Russel Crowe.

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