Quanto conta oggi il sistema dei media, cioè dell’informazione? La domanda, come diceva quel tale della televisione, sorge spontanea alla lettura dell’incipit di un articolo su un sito online della provincia di Varese dedicato a Fabrizio Corona. Testuale: “Icona della comunicazione, esempio virtuoso di marketing, reduce da spettacoli di successo, come il sold-out al Nazionale di Milano, e voce autorevole della politica cittadina. Fabrizio Corona arriva a Rescaldina, stasera 23 marzo, per essere incoronato re della comunicazione… e, tra un promo e una verità, cerca di spiegare a chiare lettere cosa è giornalismo”.
Siamo a posto, cos’è oggi il giornalismo? Se prende a modello uno come Corona, le cui gesta sono note a tutti, soprattutto alla magistratura, significa una cosa sola: non esiste più. Tutt’al più esiste la sua caricatura, fatta di esagerizioni, iperboli, falsità (non a caso lo spettacolo dell’ex re dei paparazzi si chiama Falsissimo), pettegolezzi, storie inventate per fare sensazione e ottenere visibilità, incursioni in mondi che non appartengono alla quotidianità di tutti noi (pensiamo alla spiazzante vicenda della milanese Gintoneria), notizie gridate e inveritiere (la morte del Papa!) che si insinuano nell’immaginario collettivo con conseguenze devastanti.
Raccontano che a Rescaldina, ad applaudire Corona, ci fosse un folto pubblico. Quanti i semplici curiosi? Quanti invece affascinati dalla complessa, eccessiva, luciferina personalià del protagonista della serata? A Milano, dopo lo spettacolo del Nazionale, Corona si è attirato su di sé una serie di strali, anche per le bestemmie che sarebbero risuonate dal palco. Icona della comunicazione? Non diciamo né, soprattutto, scriviamo fesserie. Non ce n’è proprio bisogno in un contesto sociale che, al contrario, richiede serietà, competenza, affidabilità.
Per fortuna non sono in attività soltanto i Fabrizio Corona, la categoria dispone di molti giornalisti preparati e autorevoli. Che siano la maggioranza non sapremmo dire. Perché il problema è anche un altro, complicato e di difficile approccio, riguarda l’attenzione dei cittadini a quanto viene reso pubblico sui giornali e nelle tv . “Il Paese è assuefatto alle porcherie, i media proteggono i potenti” sostiene Sergio Rizzo, tra i più noti giornalisti italiani, sul Fatto Quotidiano. Che è un po’ come dire: ne abbiamo tutti piene le scatole degli scandali della politica e, tutto sommato, la stampa tende a non raccontarli per non incorrere nelle sanzioni della Casta. Per altro messa al riparo, riguardo alle notizie che le danno fastidio, da norme controverse e illiberali approvate da governo e parlamento.
Per Sergio Rizzo, gran parte dei giornali non fa più il proprio mestiere, rinunciando cioè a esercitare una funzione di controllo sul potere. Risultato? La gente passa oltre: “… non c’è più interesse per la politica e quindi anche lo scandalo sul ministro o sul sottosegretario è considerato quasi normale – spiega Rizzo – I cittadini sono assuefatti a questa situazione: siccome la politica fa schifo, allora qualunque porcheria esca fuori non ha chissà quali effetti”. Tranne uno, tra gli effetti: a diventare credibili sono proprio i Corona, che le sparano grosse, finiscono per diffamare le loro vittime (lo testimoniano denunce e sentenze in proposito), confondono la maldicenza, la cattiveria, la spregiudicatezza, il punto di vista con la verità. “Non bisogna avere timore di un uomo che dice la verità” sarebbe stato detto a tutta voce l’altra sera a Rescaldina. Purtroppo c’è chi ci crede, non soltanto tra i lettori. Necessario indignarsi e, per non essere tutti coinvolti, reagire.
