di Massimo Lodi
MEGA. Cioè: Meglio Evitare Grandi Arrampicate. E star qui, giù, per terra. Non allo scopo di derubricare il genio sfolgorante di Musk, ma con l’idea umile d’esser pratici. Concreti. Al piccolo passo del tempo corrente, sia pure un tempo che secondo il Great American Thinking, la Gran Pensata d’Oltreoceano, promette lo sbarco (ohilà) su Marte. Dunque ecco qualcosa, se mai importasse, sul realismo.
Realismo 1. È quello governativo a proposito del generale libico arrestato, rimesso in libertà, ricondotto in patria dove fa crudele guardia ai flussi migratori. Ha ragione Vespa quand’argomenta che non c’è nazione esente da cose sporchissime. Purtroppo l’ha detto in prima serata televisiva con sbagliata enfasi, quasi fosse un meloniano di scorta. E purtroppo le nostre istituzioni han gestito alla dilettantesca la grana Almasri, così infilandosi in un cul de sac imbarazzante. Diversamente si sono atteggiati in Europa, tipo la Germania, dove il ceffo d’oltremare è transitato senza che alcuno fosse preso dall’úzzolo d’imprigionarlo. Né la Corte internazionale di giustizia dell’Aja ha imposto prima quanto ordinato poi, trovandoci impreparati all’occasione. Se la premier fosse subito andata in Parlamento a dirla tutta e chiara, ci saremmo risparmiati un calvario che -nonostante le audizioni di Nordio e Piantedosi- proseguirà. Eccome proseguirà.
Realismo 2. È quello di Franceschini, centrosinistra, nel suggerire di presentarsi divisi alle prossime elezioni per colpire uniti. Programmino. Selezionare d’intesa i candidati al maggioritario; ciascun partito da solo nella corsa al proporzionale. Obiezione: così s’ignora qual è il leader da contrapporre ai rivali. Ma siccome questo leader manca -non essendo disponibile Conte a riconoscere Schlein né entrambi e il resto della coalizione ad accettare un federatore- sembra preferibile sceglierlo a posteriori. Ergo: chi prende più voti proclama l’aspirante a Chigi. Gl’italiani inclini a preferire il fronte progressista capiranno, e magari andranno più numerosi alle urne allo scopo di favorire non il nome imposto e invece il nome prediletto. Sembrerebbe un tortuoso ragionamento, però non bisogna dimenticare che Franceschini ha l’esperienza tattico-strategica di nessun altro nel Palazzo; che non alternativo modo esiste di coinvolgere i Cinquestelle senza ridurli a umiliati gregari; che siamo in fondo e sempre i discendenti di Machiavelli, e qualunque arzigògolo ci è familiare.
Realismo 3. È quello della Meloni quando -si chiacchiericcia- pensa a troncare la legislatura se una serie di condizioni rimane tal quale. Tipo: la produzione rallenta, i precari non van giù di numero, le tasse rimangono invariate al contrario delle bollette in aumento, la povertà resta un fenomeno imponente, i servizi sanitari sono in codice sempre rosso, le opere di modernizzazione del Paese si fan desiderare. Inoltre: la squadra di governo andrebbe in parte modificata, il rapporto coi pretenziosi partner chiarito, la bonaccia trumpiana ottimizzata, l’impasse in cui si trova l’opposizione messa a frutto prima d’una sua eventuale risoluzione. Bouquet situazionista che consiglierebbe di scansare le insidie del logoramento, richiamare alle urne i cittadini, porsi finalmente -secondo desiderato/storico progetto- come il Partito della Nazione. Guadagnando un’egemonia nelle intenzioni simile all’aura che circonfuse al principio dell’epoca post-bellica la Democrazia cristiana. Piano che, qualora realizzato, legittimerebbe Fratelli d’Italia all’ingresso nel Partito popolare europeo come costola destra capace di condizionarne l’intera ossatura. MEGA. Cioè: Mai Escludere Grandi Ambizioni?
