Le prime pagine dei giornali e le aperture di tutti i telegiornali sono da giorni dedicate alle vicende vaticane, dalla scomparsa di Papa Francesco all’elezione del suo successore, Leone XIV. Giusto così, per l’importanza del pontefice sulla scena internazionale, oltre che per le decisive cifre spirituali e morali. Ma la scena internazionale propone molte altre situazioni che meriterebbero ben altra rilevanza mediatica, che invece finiscono in secondo piano o, addirittura, vengono dimenticate per riservare spazio anche a stucchevoli dettagli di quanto succede all’ombra della basilica di San Pietro.
Ne sottolineamo una di queste situazioni, alla quale, La Stampa, il giornale torinese diretto da Andrea Malaguti, ha concesso visibilità dopo un’ampia foliazione riservata appunto al nuovo Pontefice. Titolo: “Gaza, bambini alla fame”. Non ci sarebbe altro da aggiungere per approfondire un tema che non ha bisogno di spiegazioni: tutti sanno che cosa succede nella Striscia, tutti conoscono le conseguenze di una guerra che, al di là delle motivazioni e del contesto geopolitico che l’ha causata, ha avuto come conseguenza distruzione, sofferenze, morti. Decine di migliaia di morti, tra cui moltissimi bambini, le prime vittime del conflitto arabo/israeliano. Sommario dell’articolo firmato nell’edizione del 9 maggio da Fabiana Magrì: “Oltre 9 mila minori già ricoverati per malnutrizione acuta. Mancano acqua, cibo e medicine mentre le infezioni dilagano”.
E’ noto che il governo di Benjamin Netanyahu ha come obiettivo l’annientamento di Hamas, l’organizzazione terroristica che il 7 ottobre del 2003 attaccò proditoriamente Israele con l’uccisione di 1200 civili e militari e il rapimento di 250 persone, trattenute come ostaggi. Per dirla in chiaro, si trattò di un vero e proprio progrom che non poteva restare senza risposta. Ma forse ora qualcuno sta esagerando, probabilmente ha già esagerato. Quanto meno ha esagerato nell’affamare la popolazione della Striscia, impedendo addirittura agli aiuti umanitari di essere distribuiti. Chi patisce maggiormente tutto ciò sono i bambini. Le immagini di loro che arrivano da Gaza straziano i cuori, quanto meno dovrebbero straziarli a tutti noi, che invece stiamo abituandoci a quelle stesse immagini di devastazione e dolore. Che purtroppo fanno il paio con altre dei conflitti in giro per il globo, ai quali si sommano ora le recrudescenze militari tra India e Pakistan. Una “cartolina” del mondo che va peggiorando di giorno in giorno, anzi, di ora in ora.
Ma non si può rimanere indifferenti di fronte a gruppi di bambini palestinesi che, agitando le ciotole che tengono in mano, lottano per ottenere il cibo da una mensa pubblica. Né si può far finta di non vedere i piccoli pazienti ricoverati in quel che resta degli ospedali a Gaza. L’Unicef denuncia: “I bambini, i più vulnerabili, sono in pericolo di vita. Non c’è giustificazione”.
Nel suo primo discorso dal balcone di San Pietro, Leone XIV ha pronunciato diverse volte la parole “pace”, indicando una delle vie che prenderà il suo pontificato. “Una pace disarmata e disarmante” ha detto con una frase che sicuramente resterà e che rappresenta un senso profondo del suo intervento. Un concetto e un appello che potrebbero e dovrebbero fare breccia tra i leader che governano il mondo. Leader che, però, sinora, non hanno colto, non hanno voluto cogliere, un altro appello, che i bambini di Gaza rivolgono loro tutti i giorni con le loro privazioni. Sia detto con rispetto, un’ esortazione visiva e riconosciuta che dovrebbe avere maggiore forza persuasiva e travolgente persino delle parole di un Papa.
