Il patriottismo, roba da “Matti”

mattarella discorso lodi
Il discorso di fine anno del presidente Sergio Mattarella ieri sera dal Palazzo del Quirinale

di Massimo Lodi

Il miglior Mattarella del decennio, chapeau. Discorsissimo della Repubblica, chiacchiera leale su luci e ombre, forte richiamo alle origini dello spirito di libertà, rispetto, civismo. Si dimostra il presidente di tutti, nessuno escluso. Niente sconti alla politica (quanta politica) che sbaglia, omaggio alla politica (poca politica) che non sbaglia. Un discorso della Corona, se ce l’avessimo. Non avendola, ci pare d’averla. Ed è molto. Sul piano emotivo, psicologico, motivazionale. Motivazionale, sì. Il capo dello Stato si conferma tale, adeguato -applausi- al ruolo. Memento: lo scelse Renzi, sfidando Berlusconi che voleva Amato. E ne pagò, il segretario d’allora del Pd e presidente del Consiglio, le conseguenze: Berlusconi gli fece campagna referendaria contro la riforma costituzionale, dopo averla votata in Parlamento. Fu così che venne affossato il Grande Cambiamento. Giusto per ricordare agli smemorati.

Tornando a “Matti”, come lo chiama la sbirulina Littizzetto. Interpreta il vero patriottismo, mica quello artificioso dei sovranisti. Il patriota è chi si smazza le beghe, i carichi, le sofferenze della quotidianità. Diamogliene merito. Prendiamo fiducia da questi piccoli/giganteschi eroi del vivere comune. Andiamo fieri d’un nazionalismo del fare, l’opposto di quello del declamare.

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Massimo Lodi

Ecco, al netto d’altre importanti enunciazioni quirinalizie, il significato del messaggio che viene dal Colle al termine d’un anno difficile. Difficile? Tormentato, angoscioso, drammatico, Basti pensare agli eventi bellici. Sui quali il presidente è esplicito: non bisogna cercare la pace comunque sia, va inseguita la pace legittima, equa, morale. Che non premia gli aggressori e invece tutela gli aggrediti. Ci vogliono coraggio etico, indipendenza di giudizio, risolutezza istituzionale a esplicitare una simile affermazione. Lui, il nostro Maestro, li possiede tutt’e tre. Evviva.

Nella notte in cui gl’italiani brindano comunque, molti diméntichi della gravitas del momento, dal Colle arriva il dignitoso monito di saggezza, lungimiranza, pragmatismo. Sembra d’ascoltare, abituati come siamo alla vacuità del linguaggio politico, un marziano della democrazia. Venuto da un altro mondo per farci capire il nostro. Basta questo a farne un eroe a sua insaputa: non voluto, volentieri accettato. Ci regala il sentimento di fierezza che pensavamo spento. Non è, pur essendola, una straordinaria lezione. È, pur non volendolo, un dono di naturale generosità di cui esiste maxibisogno nell’epoca dell’aridità trasversale che spegne l’adesione alle urne. Alla fine il messaggio è come si prevedeva: siamo padroni del nostro destino, possiamo sceglierlo solo andando a votare. Nel 2025 ci sarà un sacco d’occasioni. Se non fosse per un “Matti” così, magari vi faremmo spallucce. Con un “Matti” così, beh, pensiamoci su. Patriota lui, patrioti noi. Dopo avere ben capito cosa significa questa benedetta parola.

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