CARONNO VARESINO – Federalisti, indipendentisti e scissionisti di tutto il Nord ri-unitevi. In un angolo del Varesotto. Lontano dagli occhi dei grandi centri, ma vicino al cuore di una provincia, anzi della provincia dove tutto è iniziato. Quelli del Patto per il Nord lo dicono chiaro e tondo: «La Lega? Non c’è più. Ora ci siamo noi. Siamo pochi? Forse, ma abbiamo un sogno grande, da anni, che non è mai tramontato». E ancora, ha urlato dal palco Paolo Grimoldi: «Il Patto per il Nord non è il partito del Ponte di Messina».
Il Patto nel Varesotto
Sono un ottantina i partecipanti alla serata di esordio in terra varesina del Patto del Nord (oggi, sabato 15 marzo). E tra i presenti ci sono i volti noti: Paolo Grimoldi, Roberto Bernardelli, Giancarlo Pagliarini, Modesto Verderio, Monica Rizzi, Donato Castiglioni, l’onorevole Giancarlo Malvestito, Angelo Alessandri e Andrea Montezemolo. Non mancano anche alcuni rappresentanti delle vecchia guardia, le “Camicie verdi” con Luciano Grammatica.

E poi alcuni ospiti a sorpresa: Roberto Cenci, ex Cinque stelle, esperto di temi ambientali e oggi vicino alle idee del Patto del Nord; l’ex sindaco Mario De Micheli, oggi tesserato con Fratelli d’Italia, ma una vita nella Lega e sindaco della Caronno in cui il Carroccio vinceva con percentuali bulgare. E Raffaella Galli.
Ad aprire la serata è stata Lisa Molteni, referente del Patto del Nord in provincia di Varese. E’ lei che ha cucito la serata e annunciato un secondo appuntamento, «tra qualche settimana», ancora più a Nord, in un Comune delle Valli. E Lì ci sarà anche Giuseppe Leoni, ex leghista e assente a Caronno per impegni personali.
«Noi siamo diversi da quelli che fanno politica a Roma – ha detto Molteni – e siamo qui per riaffermare il diritto del popolo del Nord a difendere la propria identità. E stasera lo facciamo anche per coloro che in questi giorni hanno ricevuto la diffida da parte del loro partito (la Lega Salvini premier) a partecipare alla nostra serata».
Roberto Bernardelli ha parlato di: «Italia confederata e di un’Europa dei popoli. Perfino il generale Vannacci l’ha capito. Vogliamo il voto di primo livello delle Province. Basta candidature bloccate per il parlamento, basta con questa Italia meloniana, dove sono gli influencer a definire l’agenda dei temi politici». Infine la stoccata a Salvini: «C’è chi vorrebbe fare il ministro degli interni ma non lo farà. E quindi può continuare a pensare al ponte sullo Stretto. Noi invece difendiamo la nostra cultura e le nostre tradizioni».
A chiudere gli interventi è stato Paolo Grimoldi, che prima di arrivare a Caronno Varesino ha incontrato, in stile carboneria, anche qualche leghista. «Sono qui con rispetto è umiltà nella terra di Umberto Bossi e Roberto Maroni – ha detto Grimoldi – Se siamo qua oggi è perché qualcosa è andato storto. Chi ha gestito quella che è stata la Lega l’ha fatta morire e l’ha trasformata in qualcos’altro. In un partito statalista. Tanto che ha fatto un codice della strada assurdo, che vuole tartassare il Nord, che vuole aumentare i caselli stradali. E noi siamo qua per riprendere i fili di chi ha lottato per la nostra libertà e per combattere chi ha tradito il Nord». Dettaglio: Grimoldi quando cita la Lega Salvini premier, non pronuncia il nome Lega, ma chiama l’attuale Carroccio semplicemente “la Salvini premier”.
