Il PdC di Giuseppi

lodi conte grillo
Con "Giuseppi" Conte i Cinque Stelle cambiano rotta

di Massimo Lodi

Nasce il nuovo M5S o come diversamente si chiamerà. Il PdC, Partito di Conte. Altrimenti detto PI, Progressisti Indipendenti, qualunque cosa voglia dire. Fatto fuori Grillo, il garante svuotato come una scatola di sardine. Fatto fuori il movimentismo delle origini, la maggioranza pentastellata è nel sistema e vi rimarrà. Fatta fuori la logica, il leader annuncia l’intenzione di sporcarsi le mani ovvero d’allearsi con sodali di convenienza, parrebbe a sinistra. Come se in passato la commistione non vi fosse stata, prima a destra (Salvini) poi a sinistra (Zingaretti), infine e addirittura col tecnocrate non votato da alcuno (Draghi). Fatti fuori i due mandati parlamentari, si passa a tre, quattro, sarà quel che sarà.

Finisce la lunga/astiosa sfida interna tra inclini al governismo e resilienti al suo fascino. Tra un’anima populista a oltranza e una tensione al potere purchessia. Tra fantasia e realismo, se vogliamo semplificare. E poi tra umori forti: conosciuta da decenni l’animosità di Grillo, sconosciuto d’una simile tempra l’animus di Conte. Gli va accreditato il maxi-ardire d’una battaglia contro il totem del Vaffa. Spirito di ferro in movenze felpate. Mica una cosa da poco, nonostante le irrisioni alla pochette.

lodi conte grillo
Massimo Lodi

Dunque ciaone all’ex venerabile capo, e avanti guardando alla nuova frontiera di un’intesa antidestra. Il vantaggio, a sinistra, sarà concreto, nel caso di determinazione rispettata (non si sa mai). Ne guadagna il Pd, ne guadagnano i cespugli del Pd. Ne guadagneranno i post Cinquestelle accettando un ruolo non di primazìa, ma di secondariato. Ovvero d’utile integrazione in una squadra che ha bisogno di tutti per vincere, però ha da rifiutare le bizze di chiunque. Oggi il progetto mantiene l’aura di scommessa, visti i precedenti. Domani chissà, vista la piega positiva assunta forse/infine dagl’inconcludenti barricadieri del passato “né né”, poi divenuti ineffabili trasformisti.

Rimane l’insidia della reazione di Grillo, si vedrà se solo teatrale o anche in carta bollata. Sentenziare oggi che quanto sopravvive dell’M5S ha traslocato dal francescanesimo al gesuitismo rivela, come minimo, un deficit di memoria. Il cambio d’accasamento ideologico/spirituale è avvenuto da tempo, iniziando il giorno in cui Conte fu scelto quale trait-d’union fra Di Maio e Salvini con insediamento a Chigi. Già allora il gesuitismo s’impose al francescanesimo. La sorpresa è venuta dall’Avvocato del popolo italiano, dato per momentaneo portavoce dei veri leader, a cominciare dall’Elevato, e invece rivelatosi un abile navigatore nel mare burrascoso della politica. Beffa inaspettata dal Gran Genovese, uscito pesto dalla sfida con Giuseppi. Il casto divo, un Trumpoliere che avresti detto mai.

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