Il pornoshow della politica

bianchessi felicitas politica
Al porno attore Max Felicitas è stato vietato di parlare agli studenti di Gallarate. Ne è nato un caso nazionale

di Federico Bianchessi

Caro Direttore, questa mia ‘non opinione’ stavolta si limita a soddisfare il desiderio di sottoscrivere la tua autorevole ‘opinione’ sul Caso Max Felicitas. Se si usasse ancora la penna, direi che me l’hai tolta di mano, diciamo quindi che mi sembra di battere sui tasti del pc già passati per comporre il tuo Editoriale. Non che abbia nulla da togliere, e nemmeno da aggiungere. Ma soltanto sottolineare un altro aspetto di questo Caso. Uso le maiuscole e lo chiamo ‘Caso Max Felicitas’ perché mi sembra davvero da inserire nei manuali. Quali? Di politica, di giornalismo, di comunicazione. Sembra incredibile che dopo molti decenni di analisi e consuetudine con i sempre più oliati meccanismi della ‘politica spettacolo’, ci si imbatta ancora in clamorose ingenuità come quella che a Gallarate ha trasformato un modesto attore di porno prima in una vittima dell’incomprensione, poi in un martire e ormai in un primattore della scena politica quasi come Vladimir Luxuria.

Mi correggo: ho sbagliato a definire il suddetto un modesto attore porno. Primo, non so se Edoardo Barbares (il suo nome) sia ‘modesto’, ma ho guardato (per completezza dell’informazione, sia chiaro) una sua prestazione in video e posso condividere l’opinione che questo ragazzo dalla faccia pulita sia probabilmente un altro Rocco Siffredi del quale è considerato l’erede, e certo – in quanto a dotazione tecnica non si può che invidiarlo. Secondo, non è un attore porno, almeno non soltanto un attore porno (ha fatto anche lo spogliarellista e il ‘cubista’, che non si intende un artista imitatore di Braque e Picasso ma di Cicciolina), bensì un imprenditore di se stesso, un esperto di marketing, anzi un ‘sex worker’ (rispetto per tutti i lavoratori, dunque) e un ‘content creator’ – e quanti ormai badano al contenuto, figurarsi crearne?

E’ anche un già noto protagonista di podcast su siti legalmente innocenti come Facebook e YouTube, dove discetta di una varietà di argomenti, ed è stato intervistato anche dalla Rai, il 27 aprile di un anno fa, alla trasmissione ‘Ciao maschio’ (la trovate su RaiPlay). L’intervento della associazione Pro Vita & Famiglia con il blocco della sua partecipazione a un incontro scolastico sul bullismo non è servito che a fare di Gallarate il trampolino di lancio nella definitiva notorietà massmediatica. Tutti perfettamente complici, caro Direttore, di questa idiotissima furbizia. Chi lo ha invitato, in fondo, mi sembra il meno colpevole: ha colto soltanto un nome e un volto (tralasciando altri aspetti anatomici) capace di intercettare un pubblico di giovani (giovani?, non saprei dire l’età media del suo pubblico, in teoria maggiorenne e comunque, suppongo, più vicina a quella di chi avrebbe votato Massimo Ranieri al Festival di Sanremo).

Abilissimo lui, con l’idea di incatenarsi: ha letto i libri, o almeno sa chi era Marco Pannella, con l’astuzia aggiuntiva di non fare scioperi della fame potenzialmente lesivi delle sue performance professionali. Ci fossero ancora quei Radicali, alle prossime elezioni il seggio a Montecitorio non glielo toglierebbe nessuno, onorevole Barbares. E ci scommetterei che qualcuno finirà per proporgliela, una candidatura, magari nella testa di lista.

I più maldestri gestori del ‘Caso’ sono stati però i partiti – con una rissa plateale e questa sì tanto pornografica da rimpiangere la censura – e, nostra culpa, i giornalisti. Per carità, abbiamo fatto il callo a tutto, dall’attore di Hollywood al palpatore di miss, il progresso dell’America in questo show ha superato ogni altro – e del resto è anche ovvio in un Paese dove ci si è rammaricati che alla premiazione degli Oscar si sia parlato poco di politica. In compenso, si è fatto cinema nello Studio Ovale – con l’attore ucraino preso alla sprovvista da Caschetto d’Oro, ma capace di entrare nella parte e uscirne a testa alta (l’ha poi piegata, ma dimostrando di conoscere anche come resistere sul fronte politico, oltre che militare, da vero patriota qual è) – e poi nel Discorso sullo Stato dell’Unione più ‘politainment’ (vedere definizione sulla Enciclopedia Treccani on line) della storia. L’Italia però ci tiene a non restare mai indietro rispetto all’America, anzi a volte tiriamo fuori modelli poi imitati nel mondo, e quindi se ‘Giuseppi’ Conti l’Americano ha pensionato lo showman Beppe Grillo, ecco pronta la nuova rivelazione ‘made in Italy’, anzi ‘made in Gallarate’, della scena politica. Si dice ‘scena’ del resto, e gli emicicli ricalcano l’architettura degli antichi teatri. Una ragione ci sarà. Grazie, Direttore!

Il pornoattore, la politica e la libertà

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