Che cos’è la libertà? Attorno a questa domanda si sono spesi filosofi, scrittori, poeti, giuristi, sociologi e… pornoattori. Come Max Felicitas, al secolo Edoardo Barbares, che lunedì 3 marzo avrebbe dovuto tenere una lezione (si fa per dire) agli studenti dell’istituto Ponti di Gallarate, vietata però dall’Ufficio regionale scolastico dopo le proteste del gruppo Pro Vita. Uno stop che ha provocato commenti di segno opposto e ha indotto Felicitas a incatenarsi davanti alla scuola. “Mi hanno censurato, hanno negato la libertà di espressione: se i giovani non possono scegliere liberamente con chi confrontarsi siamo alla dittatura”.
L’attore avrebbe voluto intrattenere gli studenti sul bullismo, di cui sarebbe rimasto vittima in passato. Per dirla in un altro modo, la sua attività artistica (si fa sempre per dire) non sarebbe stata al centro dell’incontro. Ma sarebbe rimasta sullo sfondo, come se non fosse invece motivo di pruriginosa curiosità rispetto a una platea che ne avrebbe tratto comunque un messaggio fin troppo esplicito e di scarsa sostanza valoriale. Così, per cercare di riparare al (presunto) torto subito da Felicitas, un consigliere regionale di Forza Italia, il varesino Giuseppe Licata, suscitando imbarazzo nel suo partito, l’ha addirittura invitato al Pirellone. Per fare cosa? Per rimarcare il fine didattico del tour pornoattoriale nelle scuole, a scopo divulgativo contro il bullismo. Che il bullismo sia un’emergenza è risaputo, il problema sono anche i relatori.
Dall’iniziativa regionale si sono chiamati fuori tutti, a cominciare dall’assessore all’ Istruzione e Formazione della giunta Fontana, Simona Tironi, coinvolta da Licata, ma a sua insaputa; fino alla sua collega alla Cultura, Francesca Caruso. Di più ha fatto il quotidiano Libero, che ha buttato in politica la vicenda e ha chiosato un suo articolo in questo modo: “Stranamente silente la sinistra, dal Partito democratico ad Avs passando per il Movimento Cinque Stelle: evidentemente il Max Felicitas eroe dell’antifascismo è un po’ troppo anche per loro”.
Cosa c’entri l’antifascismo, non s’è capito. Resta il fatto che la libertà è una gran cosa perché ciascuno, perlomeno nel nostro Paese, può dire ciò che gli pare. Il rischio è che parlando parlando si perda di vista il merito delle cose. Così che i giornali possano dedicare paginate a una “reginetta” di OnlyFans, abile nel fare soldi mettendo in vetrina il proprio corpo; o una coppia di porno attori che sbarcano il lunario con prestazioni sessuali in rete diventi un modello per “chi non ce la fa”. Va tutto bene, tutto fa brodo, anche la volgarità.
Specialità, la volgarità, nella quale si esercita con ottimi risultati la politica, dai piani alti e quelli più in giù. Come, ad esempio il consigliere comunale del centrosinistra di Lonate Pozzolo che, per stigmatizzare l’operato di un assessore offende pesantamente i diversamente abili: “A lei (assessore, ndr) dovrebbero dare il mongolino d’oro”. In un paese normale lo caccerebbero a calci, il consigliere. D’altra parte costui ha riferimenti ben più prestigiosi. Uno su tutti: il presidente argentino Milei, il fenomeno della motosega, che ha ripristinato negli atti pubblici le parole idiota, imbecille, ritardato, mentalmente debole riguardo a persone con disabilità intellettive.
E’ un arretramento del grado di civiltà a tutti i livelli. E un abbassamento della nostra morale. Attenzione, morale e non moralismo. Perché è di questo, di essere moralisti, che ci accuseranno i difensori di una incondizionata li-ber-tà. Sempre che il concetto abbia un solo significato e non si adatti ai valori (disvalori) di una società che a volte, anzi spesso, perde il lume della ragione e confonde la libertà d’espressione con la stupidità.
