Il prefetto di Varese ai sindaci dei ragazzi: «Alleanza contro la trappola dei social»

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VARESE – È un’alleanza quella che oggi, giovedì 11 dicembre, a Villa Recalcati il prefetto di Varese Salvatore Pasquariello ha chiesto a sindaci, vicesindaci e assessori dei consigli comunali dei ragazzi (con i loro corrispettivi adulti) in occasione dell’addobbo, diretto dal professore Filippo Tomasello, e alla presenza di Giuseppe Carcano, dirigente dell’ufficio scolastico provinciale, e Michele Di Toro per la Camera di Commercio, dell’albero di Natale con i messaggi da loro realizzati. Punto cruciale l’educazione digitale, in «un tentativo di creare un spazio di respiro ai ragazzi».

La risposta a una disaffezione crescente

«Ogni anno siamo sempre di più, lunedì sfileranno davanti all’albero tutti i rappresentanti di istituzioni ed enti della provincia e vedranno i vostri messaggi», si è così rivolto Pasquariello ai presenti. «Grazie per l’adesione, è anche una risposta a una disaffezione crescente: sono certo che questi ragazzi abbiano già capito quanto sia importante la partecipazione all’attività amministrativa e politica». Di Toro ha sottolineato l’importanza dello studio e dell’impegno conseguente: «Siete fiori che vengono innaffiati perché cresciate e vi possiamo poi vedere nelle nostre istituzioni».
«Alla vostra età giocavamo sempre fuori e i genitori ci chiamavano chiedendo quando saremmo entrati in casa per cenare – ha ricordato il prefetto – però ora sta avvenendo un po’ il contrario, si sta invece a casa, vedo in molti il ritiro dal sociale. Voi state dimostrando che c’è qualcosa in più. In questo momento il vostro dovere è impegnarvi il più possibile a scuola per la società che un giorno vi accoglierà: sarete cittadini a pieno titolo e contribuirete allo sviluppo dei vostri Comuni e dell’intera società».

Un coordinamento per uscire da un ambiente tossico

«Anche nell’ambito dello sport si nota una mancanza di affluenza nelle squadre – Pasquariello ha espresso preoccupazione per la crescita legata alla scuola – lo rilevano degli studi, fin dal 2012. E nel vostro mondo hanno fatto ingresso strumenti che molti non sanno usare, o sanno usare troppo. Proprio stamattina leggevo un articolo sul progetto in corso a Venegono Superiore e Inferiore: un patto digitale tra famiglie, associazioni di genitori, scuole oratori e Comuni. Nasce dal dato che molti giovani continuano a usare i social perché temono di restare tagliati fuori, ma se ne andrebbero se fossero invece tutti insieme. Si parla di una “social media trap”, condizione indotta dalle grandi compagnie per i profitti di pochi».
L’idea è perciò di un meccanismo di coordinamento che permetta di uscire contemporaneamente da un ambiente percepito come tossico: «Sono quattro le istituzioni che lavorano insieme, su temi trasversali, riguardo alle nuove generazioni: pertanto vi chiedo un’alleanza su questa iniziativa, che porteremo all’attenzione della Commissione Permanente per il disagio giovanile».

Venegono Superiore e Venegono Inferiore apripista dell’iniziativa

Si tratta quindi di non usare i social quando gli studenti sono troppo giovani, a patto che altri ragazzi facciano lo stesso. «Così da allontanare le nuove generazioni da strumenti progettati per generare dipendenza – una trappola collettiva che nessuna ragazza o ragazzo può spezzare da solo – perché imparino a stare nel mondo reale prima che in quello digitale».
Come ha osservato Pasquariello, «il cellulare è una risorsa per me che, essendo adulto, ormai ho gli anticorpi. Se avessi sette-otto anni forse sarei connesso, perdendomi le altre bellezze del reale. E studi incontrovertibili attestano la nascita di diversi disturbi, dall’ansia a quelli alimentari».
Si va verso la sottoscrizione di patti digitali, con Venegono Superiore e Inferiore a fare da apripista. Come ha spiegato Lelia Mazzotta Natale, assessore del primo, «è un progetto lanciato dalle due amministrazioni e nato dall’esigenza, dal punto di vista scolastico, di combattere bullismo e cyberbullismo, con tanto di rilascio di patentino per usare lo smartphone. Sono previsti incontri con esperti e un percorso di supporto alla genitorialità, con l’obiettivo di stabilire alcune regole comuni che diventino punti di riferimento».

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