Il primario Benevento: «Fase2 all’ospedale di Gallarate, ma il virus non è vinto»

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GALLARATE – Chiude anche il secondo reparto Covid. E il Sant’Antonio Abate è sempre più vicino a tornare alla normalità operativa. «Anche se con il virus dovremo conviverci ancora per un po’. Almeno finché non verra trovato il vaccino», spiega il dottor Angelo Benevento, direttore del Dipartimento chirurgico dell’Asst Valle Olona, il quale racconta come il presidio ospedaliero di Gallarate ha affrontato in poco meno di due mesi una doppia rivoluzione logistica, «come tutta l’Asst a dir la verità. E che ciò è stato possibile anche grazie alla disponibilità di tutto il personale medico e infermieristico».

Professor Angelo Benevento, l’ospedale di Gallarate, nel sistema Asst Valle Olona predisposto, avrebbe angelo beneventodovuto essere Convid Free. Invece… 
«Invece anche noi ci siamo “adeguati” a una situazione inaspettata. Approfondisco. Busto è subito stato individuato come presidio di riferimento per la presenza di specialità indispensabili per il Covid. Poi con l’evoluzione della situazione sanitaria, che come sappiamo è stata rapidissima, l’ospedale di Saronno è diventato Covid. E infine, l’emergenza lo richiedeva, anche Gallarate con tre reparti destinati a pazienti positivi».

Com’è è cambiata l’operatività nel periodo di massima allerta Covid? 
«Partiamo da alcuni numeri. Siamo arrivati ad avere nei tre reparti anche 50 pazienti Covid. Ma l’ospedale ha continuato a essere punto di riferimento per i malati oncologici dell’intera area di pertinenza dell’azienda e quindi di tutte le specialità che in qualche modo hanno a che fare con pazienti oncologici. Un carico operativo davvero importante, considerato poi la situazione d’emergenza in corso. Basti pensare che dal 10 marzo a qualche giorno fa, abbiamo operato 150 pazienti oncologici maggiori».

Come è stato possibile gestire l’intera situazione?
«Capacità e flessibilità. Da parte di tutti. Nessuno si è tirato indietro, tanto che abbiamo numeri pari allo zero in termini di assenza dal lavoro e zero casi di malattia solo presunta. Vorrei soffermarmi su un aspetto che davvero merita una riflessione da parte di tutti. Ogni patologia necessita di un tipo di assistenza. Dico questo perché nella situazione di emergenza che abbiamo affrontato, si sono resi necessari molti spostamenti di reparto anche da parte del personale. Quello medico, d’accordo. Ma anche quello infermieristico: non è stato semplice per nessuno doversi adattare e anche imparare ad approcciarsi ad altre patologie. Eppure tutti lo hanno fatto. E credo che questo vada riconosciuto».

Su tre reparti Covid, 2 vengono liberati. Si torna alla normalità quindi? 
«I numeri ci dicono che possiamo pensare alla riconversione. Al momento abbiamo ancora una ventina di pazienti positivi, il fatto che anche gli altri presidi presentano posti liberi ci permette di programmare un ritorno alla normale attività ospedaliera. Entro domenica verrà chiuso anche il secondo reparto Covid del nostro presidio. Ma quando si parla a un ritorno alla normalità, non bisogna pensare al fatto che tutto tornerà, almeno nell’immediato, a com’era prima».

Insomma inizia la Fase 2 anche per il sistema ospedaliero?
«Si. Seppur in maniera graduale. Poiché le attività ambulatoriali non urgenti continueranno a essere sospese. O per lo meno a oggi non abbiamo direttive regionali che vanno in senso contrario. E che un ritorno alla normalità, o meglio, che un avvio verso la Fase 2 sia già iniziato per lo meno psicologicamente tra le persone lo si può notare da un dato: gli accessi al pronto soccorso. Che in questi giorni sono aumentati. Nelle settimane di grande emergenza in molti casi la paura ad uscire di casa ha “scremato” questo numero. Che ora sta tornando a salire».

Fase 2 per l’ospedale, ma anche per il virus. Come sarà?
«Torniamo a essere un ospedale Covid free, con la consapevolezza però che il virus continuerà a esserci. Ciò significa che verranno mantenute una serie di precauzioni e di sistemi a tutela di utenti, pazienti e chiaramente del personale. E’ chiaro che sui tempi della normalità, molto inciderà la discesa dei numeri del contagio».

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