Il termometro del commercio a Busto

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Gian Franco Bottini e gli Umarells

Ci sembrò che il Sempreverde scherzasse allorchè propose agli amici di fondare il ”Partito degli Umarells” e invece , da allora, le cose si sono mosse, i ranghi si sono rinfoltiti e quando notiamo che i discorsi si interrompono al nostro arrivo, comprendiamo che le cose sono oramai in una riservatamente avanzata fase di organizzazione.

L’occasione per cambiare discorso, senza peraltro offenderci, il Pensionato la trova nel presentarci due nuovi arrivi; due signore che , nelle settimane di nostra assenza, pare abbiano preso a frequentare il bar dimostrando di essere già ben inserite nel gruppo: la Gigia (detta anche “Bartali” per il suo atteggiamento da Bastian contrario) e la Maestrina , non meglio identificata e così appellata per il suo atteggiamento severo e sempre attento a correggere il prossimo.

Il Professore, con un quotidiano aperto davanti a sè, immediatamente tiene bordone al Pensionato e simulando la prosecuzione di un discorso, che in effetti non era mai iniziato, proditoriamente afferma, rivolto a noi, che “il commercio a Busto è una questione da capire, prima ancora che risolvere!”

“Mi prima de prima de tuto vuria però capir – interviene la Veneta – quale che xe veramente la salute del commercio nella nostra città, perché leggendo tuti i dì lo stesso giornal, un dì se parla di una moria di negozi, il giorno dopo si parla di un gran successo per l’apertura di tanti esercizi, il giorno dopo ancora i salten fora grossi problemi anche per negozi storici che però si dice essere un gran vanto per la città. Se poi devo giudicar con la mia testa, dal numero di saracinesche chiuse dovrei dire che le brutte notizie son de più de quele bèle…”

L’Avvocato, a cui piace darsi il ruolo di “memoria storica”, ha deciso a quel punto che era il momento di intervenire: “A mio parere la strana storia del commercio a Busto è cominciata più di un ventennio fa, con una serie di politiche a dir poco contrastanti. Ci fu allora la guerra ai supermercati che, respinti a Busto, si misero tutti ai confini della città; come conseguenza a noi sono arrivati gli stessi fastidi che volevamo evitare e ai comuni vicini arrivano ancor oggi tutti i benefici economici conseguenti. Negli ultimi anni, al contrario, i supermercati stanno invadendo la città e mi pare che l’amministrazione stia dando più importanza ai soldi da incassare che alla convenienza del commercio cittadino. La Lega, che c’era allora e che c’è adesso, dovrebbe spiegarmi questo cambio di logica che in tutti e due i casi penalizza la città”

Il Sempreverde, sentendosi direttamente chiamato in causa, a questo punto ha pensato di dover intervenire e lo ha fatto rabbiosamente, come è la sua indole battagliera: “Avucat, mi el savevi che te la buttavi in pulitica. Io non dico che allora non è stato fatto un errore madornale, ma la stessa domanda la dovresti fare anche ai commercianti che a quei tempi hanno fatto una guerra “a coltello” ai supermercati e che oggi invece tacciono… eppure qualcuno di loro c’era allora e c’è anche adesso.”

La Bartali, sempre pronta a sostenere il contrario, non ha saputo resistere a fare il suo esordio dialettico: “Beh, ma i commercianti in centro si stanno dando da fare per vivacizzarlo e riportarci la gente.C’è poi il Distretto del Commercio che è molto attivo e adesso si ringiovanisce con il nuovo Presidente che l’amministrazione ha già indicato.” Questa asserzione fornisce alla Maestrina l’assist per fare il suo primo intervento burocratico: “Scusate, ma come si fa ad indicare il Presidente prima ancora di aver fatto il bando di concorso? Allora : si sceglie per competenza o per amicizia?”

Il Sempreverde, visibilmente urtato dall’argomento che a quanto appare lo infastidisce, riprende il discorso con la grinta con la quale l’aveva interrotto: “Lè inutil girag in gir, i negozi in centro i seren su perché i afit in trop car. Mi so no se g’han in del co i padron de cà: i preferisen restà veoi putost che sbasà i afit. Io lo so che l’è una roba dificil, che i padron de cà in tut di amis, ma qui l’amministrazione e i commerciati dovrebbero inventare qualcosa. L’è dificil fa un quaicos, ma putost che nient l’è mei putost e, anca se poc, el saris pusè impurtant , per il commercio, che tant giuster e tant lumineri…”, ritornando evidentemente sulla questione della ruota panoramica che a quanto pare, per qualche ignoto motivo, non ha mai digerito.

La discussione è poi continuata sul negativo impatto dell’e-commerce sulle vendite del prossimo Natale, sui cinesi che pare che per loro non esistano le regole, sui troppi mercatini che per alcuni danneggiano i negozi tradizionali, su certe disavventure di negozi storici che fanno male a tutti e così via.

La nostra impressione è comunque che il discorso sul commercio sia esaurito, anche perché l’argomento non era previsto e gli Umarells non aspettano altro che noi ci si levi dai piedi per continuare le discussioni sul loro partito, in formazione. E così, prima di venire sgradevolmente invitati a toglierci dalle scatole, salutiamo la compagnia, restandoci la curiosità di conoscere cosa bolle in pentola su questo partito degli Umarells, che pare stia particolarmente preoccupando qualche politico locale. Indagheremo e riferiremo.

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