di Claudio Ghisalberti
“Sono più forte che in passato”. Sbam! Filippo Ganna non è uno sbruffone, non ama le sparate. Se deve sgasare preferisce farlo scatenando uno potenza mostruosa sui pedali. La sua è una tranquilla consapevolezza.
Sole caldo, una bella arietta, il mare lì a uno sguardo. Lo abbiamo incontrato a Maspalomas, isola di Gran Canaria, da qualche anno suo luogo ideale per la preparazione invernale. Ieri sei ore in sella, domani altrettanto. Oggi la sgambata di un’oretta in compagnia di Dario Cioni, suo coach da anni in maglia Ineos, e Davide Cimolai che veste i colori della spagnola Movistar. Pochi chilometri lungo costa, un caffè, qualche aneddoto e tante risate. Si parte dalle nuove regole per le volate (“io mi tengo sempre un filo di lucidità per spostarmi dopo avere tirato una volata. E apro un po’ le ginocchia, che male che vada così non mi portano via il manubrio, non mi fanno cadere”, spiega Cimolai).
A proposito di cadute a Ganna torna alla mente l’emiratino Mirza, suo compagno alla Lampre. “Eravamo al Renewi Tour, in Belgio. Primo giorno piove, lui cade ma finisce la tappa. Secondo giorno piove, e lui cade ma finisce la tappa. Terza tappa piove, davanti cadono. Lui vede la caduta e si butta a terra, dice che ha male dappertutto, si ritira e torna a casa. ‘Qui piove sempre, queste corse non fanno per me’, mi dice in hotel. Era abituato al clima del deserto“. Poi qualche riflessione sulle elezioni federali di domenica, considerazioni sulla supremazia devastante di Pogacar (“ha almeno una zona di vantaggio rispetto a tutti noi, quando noi siamo in Z3 lui è in Z2 bassa”, sempre Cimolai),
Sempre chiacchierando si prende la strada di rientro, la classica giornata di scarico. Alla fine una chiacchierata amichevole seduti su una panchina davanti all’hotel dove Ganna alloggia. 
Pippo, partiamo dalla cosa forse più banale ma più importante: come stai?
“Bene! Almeno, fino che sono qua bene. È al freddo a casa che non si sta bene, qui invece ti viene proprio voglia di allenarti. Se devi fare quattro ore ti viene voglia di farne quattro e mezzo e anche cinque. Non sei nella situazione che non vedi l’ora di tornare a casa perché hai i piedi congelati”.
E la condizione?
“Progredisce di anno per anno. Rispetto all’anno scorso è migliorata anche perché non ho avuto problemi di salute. Sono un passo più avanti”.
I miei amici cicloamatori, quelli che guardano Strava, sono sbalorditi per il tempo che hai fatto l’altro giorno nel fondovalle di Cercado Espino (14’22” per circa 12 km in salita al 2-3%, dalla rotonda del cementificio al campo sportivo).
Sorride. “Però c’era davanti Dario con la moto. Non è stato merito solo delle mie gambe ma anche dello scooter. Non preoccupatevi”.
Quando sei qua, o comunque durante una fase di preparazione pre-stagionale, oltre ad allenarsi hai tempo per pensare o per sognare?
“C’è tempo per rilassarsi perché quando torni dopo un allenamento di cinque o sei ore prendi un attimo il sole poi non vedi l’ora di andare a cena e a riposare per essere freschi il giorno seguente. Però il pomeriggio al sole ti toglie i pensieri, ti libera la mente. Le giornate scorrono via semplice e serene”.
Invece a fine stagione sarai contento se?
“Se ci sarà qualche vittoria in più, ovviamente”.
In più come numero o come peso specifico?
“Entrambe. Non nascondo che ci sono due corse su cui quest’anno punto forte: Sanremo e Roubaix. Devo arrivare pronto all’obiettivo. Poi se parto giusto già a Besseges, se trovo subito il colpo di pedale e una vittoria, meglio ancora. Non guasterebbe”.
Quindi debutto in Francia dal 5 al 9 febbraio. Poi?
“Allora: mi fermo qui fino a sabato, poi dal 24 vado in ritiro a Denia con la squadra. Quindi Besseges e Algarve (19-23 febbraio), torno qui fino a quattro giorni dalla Tirreno (10-16 marzo), quindi Sanremo (22 marzo) e le classiche (la Roubaix il 13 aprile)”.
La Classicissima l’hai già sfiorata, 2° nel 2023 dietro Van der Poel: cosa ti è mancato finora?
“Lo scorso anno un po’ di fortuna, l’anno prima dovevo credere di più in me stesso. Speriamo sia la volta buona. Due anni fa ero arrivato a puntino, lo scorso anno ero forte di testa ma la condizione non era al massimo per colpa dell’influenza che ho avuto a gennaio. Non ero al top. Tre anni fa alla Tirreno volavo, poi negli ultimi giorni mi sono ammalato e sono arrivato alla Sanremo che non stavo bene. C’è sempre un punto di domanda”.
Con il nuovo allenatore a livello di preparazione è cambiato qualcosa?
“Il sistema base è rimasto lo stesso: in genere tre giorni di carico e uno di scarico. Però, come in questi giorni, faccio due e uno. Abbiamo invece aumentato l’intensità durante gli allenamenti. Speriamo porti i frutti desiderati”.
Ci sono momenti che vorresti non finissero mai. Sono situazioni che ti lasciano qualcosa dentro. Capisci subito che c’era un prima e ci sarà un dopo.
