In carcere a Busto 440 detenuti. «Dato drammatico, ma segni di miglioramento»

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BUSTO ARSIZIO – In 440 detenuti in un carcere con una capienza ufficiale di 280 posti. Sovraffollamento vicino ai massimi livelli nella Casa circondariale di via per Cassano, «ma rispetto allo scorso anno la situazione è migliorata». Ad affermarlo è l’avvocato Samuele Genoni, presidente della Camera Penale, che ha rinnovato l’ormai abituale tradizione di visitare il penitenziario bustocco. «Il decreto carceri? Cambierà poco – pronostica Genoni – ma i detenuti ne sono consapevoli: c’è una disillusione forte». Risolto invece il problema idrico che aveva scatenato le proteste in alcune sezioni.

La visita della Camera Penale

La delegazione della Camera Penale di Busto Arsizio – il presidente Samuele Genoni, il responsabile carcere Lorenzo Parachini e gli avvocati Tiberio MassironiElisa Colombo ed Elisa Rocchitelli – insieme all’assessore del Comune di Busto Arsizio Mario Cislaghi (accompagnato dalla funzionaria del settore) e al garante dei detenuti Pietro Roncari, è stata accolta dallo staff della Casa circondariale, a partire dal direttore Maria Pitaniello e dalla comandante della Polizia Penitenziaria Rossella Panaro. Il sopralluogo, durato oltre cinque ore, ha toccato tutte le sezioni e le aree della struttura di via per Cassano. «Non è stato un giro turistico – rivela Samuele Genoni – abbiamo potuto parlare con i detenuti e toccare con mano una situazione che, al netto delle criticità fisiologiche che il carcere di Busto Arsizio non può risolvere da solo, mostra migliorie infrastrutturali e una maggiore attenzione. Sono i risultati di un percorso iniziato almeno un anno fa».

I numeri

Il numero che salta più all’occhio è sempre quello del sovraffollamento, piaga nazionale che non può non toccare anche Busto Arsizio: sono 442 i detenuti presenti nella Casa circondariale ad oggi, 22 agosto, contro una capienza massima di 280. «Un dato drammaticamente allarmante – per Genoni (nella foto) – ma si lavora per migliorare, con una gestione complessiva della struttura che mantiene in equilibrio una situazione oggettivamente non sostenibile». Il terzo letto nelle celle da due a 2,40 metri da terra ne è la “fotografia”. In compenso si è registrato un leggero saldo attivo, di cinque unità, nel personale di Polizia Penitenziaria tra agenti entrati in servizio e trasferimenti o pensionamenti. «La pianta organica è completa ma sono sempre pochi, in proporzione alla popolazione carceraria» sottolinea il presidente della Camera Penale.

Si lavora di più ma mancano medici

Un altro dato confortante è «l’aumento dei detenuti impiegati in attività lavorative, in particolare in falegnameria dove si stanno occupando del restyling degli arredi delle celle, a partire dagli sgabelli. Questo è positivo, perché consente di tollerare meglio una situazione non ideale, soprattutto nelle sezioni chiuse». Grave invece la sofferenza del personale in ambito sanitario: «Mancano specialisti, cardiologi, fisiatri, ortopedici, e i bandi per assumere nuovi medici sono andati deserti – fa notare Genoni – il che porta ad un aumento delle traduzioni esterne verso le strutture sanitarie, con tutti i problemi che questo comporta. Emblematico il caso delle cure dentistiche, che vengono eseguite fuori Busto Arsizio, con la necessità di un’uscita del mezzo con autista e tre agenti».

L’impegno del Comune

La Camera Penale coglie con favore la presenza dell’amministrazione comunale, anche perché con la sua azione di sensibilizzazione punta ad un «coinvolgimento culturale di chi sta fuori dalle mura del carcere, per innescare un cambiamento culturale» rispetto alla struttura che sorge sul territorio di Busto Arsizio. Nel dettaglio, lavoro e sport sono alcuni degli aspetti su cui impegnarsi per attivare quella rete di realtà del territorio che possa consentire di vivere il carcere in modo più adeguato. «Sono soddisfatto, ho trovato un carcere in ordine, al di là del problema del sovraffollamento – sostiene l’assessore Mario Cislaghi – come amministrazione abbiamo preso l’impegno di aprire il confronto con la Camera Penale subito dopo le ferie, coinvolgendo in primis gli assessori all’inclusione sociale Paola Reguzzoni e alle politiche educative Daniela Cerana. Noi siamo aperti e disponibili a discutere su un paio di progetti mirati rivolti ai detenuti, sia dentro che fuori dal carcere».

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