MALPENSA – «Questo incontro ha rivelato la totale indifferenza verso i disagi e le difficoltà che il nostro territorio malpensacentrico è costretto a subire». Così Unicomal, la rete che unisce i comitati di Malpensa, ha commentato gli Stati Generali delle infrastrutture in provincia di Varese organizzati lo scorso 20 giugno al Maga di Gallarate.
Le infrastrutture e il territorio
All’incontro, ricorda Unicomal in una nota, erano presenti il governatore di Regione Lombardia, Attilio Fontana, e il presidente della Provincia di Varese, Marco Magrini. Ma «con l’assenza di molti sindaci del Cuv», sottolineano. Durante l’evento, l’assessore regionale alle Infrastrutture Claudia Maria Terzi «ha presentato i lavori dopo aver ricordato le solite considerazioni sull’importanza strategica della provincia nell’ambito dell’unione europea: 1,3 miliardi di euro investiti per queste opere, tra le quali la ferrovia T2-Malpensa, per la quale sono stati spesi oltre 264 milioni di euro». Un collegamento considerato «inutile», dai comitati, «poiché sul territorio ce n’erano già altri che si sarebbero potuti sfruttare al meglio senza ulteriore sperpero di denaro pubblico e senza distruggere boschi con alberi di pregio (azione scellerata), che ha un equilibrio di importanza vitale per la salute umana in un momento critico e delicato come quello che stiamo vivendo a causa del riscaldamento climatico».
Un nuovo Piano d’area
Inoltre, ricordano, «si è parlato della variante 341 e del suo costo di 224 milioni di euro bocciata dal Comune di Samarate: anche con questo intervento si prevedono stragi di boschi con essenze pregiate». L’affondo: «Al posto di contare i milioni investiti, perché non proporre un nuovo Piano d’area per capire quali sono le opere necessarie e quali no? Il vecchio piano è scaduto nel 2011 ed è ora che un nuovo studio sia sottoposto a una Vas, che noi chiediamo da anni per poter fare un bilancio delle opere che il territorio può ancora sostenere».
«L’incontrollata diffusione dei poli logistici»
Poi, l’altro «fattore critico». Dicono: «Viene costantemente ignorata in questi studi l’incontrollata diffusione negli ultimi anni di progetti di poli logistici e commerciali in funzione dell’aeroporto dl Malpensa». Tra, questi, citano: il maxi polo logistico di Tornavento (312mila mq), l’area logistica di Robecchetto (94mila mq), area logistica di Castano Primo (120mila mq), la piattaforma logistica di Malpensa Distripark con i suoi collegamenti intermodali di traffico su ferro e gomma (42mila mq). «Quest’ ultima in particolare è stata subito definita un’infrastruttura moderna, connessa e sostenibile. Che cosa abbia di sostenibile un polo che richiama traffico, inquinamento e rumore questo è da discutere». Per giustificare la costruzione di questi poli logistici, concludono, «si ripete, quasi fosse un disco rotto, che generano posti di lavoro. Ma, come ben sappiamo, si tratta di occupazioni dequalificate, fatte di precarietà e sfruttamento». Lo sviluppo del territorio «non può risiedere nello sperpero di risorse in infrastrutture che spesso si rivelano obsolete e inutili, tutte in funzione di una espansione senza limiti di Malpensa o di una occupazione di basso livello e talvolta alle soglie della povertà, ma in nuovi progetti che valorizzano le sue potenzialità umane, lavorative, economiche, culturali, storiche e naturali in modo nuovo e condiviso nel rispetto dell’ambiente, della qualità di vita e della dignità dell’uomo».
Terzi a Gallarate: «Lavoriamo per una provincia di Varese sempre più connessa»
