MILANO – In primo grado la condanna era stata lieve, 8 mesi, questo quanto stabilito dal tribunale di Varese a fronte di una richiesta di pena dell’accusa a 5 anni e 6 mesi, per abuso di metodi di correzione. La sentenza è stata impugnata e in Appello la richiesta del sostituto procuratore generale è stata quella di riqualificare il capo di imputazione in maltrattamenti in famiglia e di condannare l’imputato a cinque anni. Alla sbarra c’è il sindaco di un Comune dell’Alto Varesotto, il figlio vittima dei presunti maltrattamenti è minorenne e la tutela di quest’ultimo è la sola ragione per cui viene coperta l’identità dell’amministrare visto che rendendola pubblica si renderebbe identificabile anche il ragazzo.
Gli insulti omofobi
I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 2018 e il 2021. Stando all’accusa l’uomo avrebbe in diverse occasioni picchiato il figlio minore (in denuncia si parla anche di un cucchiaio di legno e di una cinta dei pantaloni usati per le percosse) insultandolo e umiliandolo chiamandolo “frocio” o “finocchio”. Stessa sorte, sempre stando a quanto denunciato agli inquirenti, sarebbe toccata alla moglie a sua volta insultata e malmenata tanto da vedere la donna abbandonare in diverse occasioni la casa coniugale.
L’imputato rigetta le accuse
Il primo cittadino ha sempre rigettato le accuse. Accuse che anche le figlie della coppia, sentite come testi in primo grado, avevano negato in aula. Molto probabilmente anche questo ha pesato sulla decisione del collegio che ha comunque condannato l’amministratore, tuttora in carica, a versare alla parte civile un indennizzo pari a 6 mila euro e al pagamento delle spese legali. Caduto in primo grado il quadro accusatori più grave la vicenda è ora approdata in Appello. La sentenza è prevista per il 19 febbraio.
insulti figlio processo sindaco varesotto – MALPENSA24
