ISPRA – «Ciclopedonale di via Varese: altro che costo zero, la variante richiede 130.000 euro in più». Attacca così una nota stampa congiunta di tutti i gruppi consigliari di minoranza. Il documento, infatti, è firmato da Ispra Cresce, gruppo che candidò Cristina Riva, in continuità con l’ex sindaco Melissa De Santis; Ispira, lista di Massimiliano Balestrero e Ispra per tutti del candidato Domenico Gioia (che come Riva non è più in consiglio).
Prove tecniche di re-union?
Ispra Cresce, Ispira e Ispra per tutti sono tre liste che insieme compongono il panorama del centrosinistra. E che alle ultime elezioni hanno scelto la corsa solitaria. Perdendo amaramente la conduzione del paese. Fare opposizione oggi è davvero come attraversare il deserto con una sola borraccia d’acqua. E forse proprio questa condizione di arsura ha reso possibile quello che fino a qualche mese fa non lo era: il dialogo. E il comunicato congiunto sulla ciclabile è forse il primo segno concreto che a sinistra c’è vita, ma soprattutto dialogo.
La nota congiunta
Doveva essere a costo zero. Doveva includere più opere. Doveva rendere il percorso fruibile da subito. «Con gli stessi soldi faremo tutto questo…» annunciava il sindaco Rosalina Di Spirito nel novembre 2024, illustrando alla cittadinanza, in un’assemblea pubblica, le modifiche al secondo lotto della ciclopedonale di via Varese. Sulla mappa, che faceva da supporto alle spiegazioni del sindaco e del suo vicesindaco Stefano Crespi, c’erano molti interventi presentati come più funzionali, migliorativi e senza costi aggiuntivi, ma oggi, alla prova dei documenti ufficiali, emerge tutta un’altra storia.
Dopo aver preso visione della variante pubblicata nei giorni scorsi, i gruppi consiliari di opposizione – Ispra Cresce, Ispra Ispira e Ispra per tutti – denunciano in una nota congiunta un’operazione che, dietro una narrazione rassicurante ma fuorviante, ha prodotto rinunce, ritardi e l’azzeramento di ogni margine economico.
«Il quadro economico è rimasto formalmente invariato, circa 785.000 euro. Ma dentro quei numeri è cambiato tutto» spiegano le opposizioni. «Le economie d’asta, pari a circa 100.000 euro, sono state praticamente azzerate; il fondo per imprevisti è stato ridotto da 35.000 a 13.000 euro. L’intero impianto è stato spinto al limite. Sulla carta è tutto legittimo, ma la sostanza è la seguente: se domani si presenta un problema, non ci sono più risorse. E, soprattutto, i circa 130.000 euro di costi in più che avrebbero potuto rientrare nel bilancio comunale come economie di progetto sono stati completamente assorbiti da questa variante. Dire che la variante non sta costando nulla è fuorviante: si è rinunciato a interventi già previsti, e anche questo non è bastato.»
Nel frattempo, le opere promesse nell’assemblea pubblica del 2024 – davanti ai cittadini – sono svanite. Nonostante l’aggiunta di un tratto di percorso, non si può ancora parlare di un collegamento reale e praticabile con il rione Cascine, non ci sarà nessun attraversamento pedonale aggiuntivo, nessun percorso cicloturistico lungo via Girolo che si ricollega a via Carducci. Nulla di tutto questo. Per contro, è stato eliminato un elemento già progettato e finanziato come il marciapiede sul lato nord di via Varese, rinviato a un ipotetico intervento futuro di cui non c’è traccia.
La tanto annunciata fruibilità immediata è invece un’illusione. Il nuovo tracciato si fermerà infatti in via Brugherascia, dove il futuro collegamento con il percorso di via Enrico Fermi dipende da un intervento della Provincia non ancora calendarizzato e da complessi lavori sulla rotonda che non rientrano tra quelli previsti ad oggi.
E i tempi? Il secondo lotto doveva essere completato a maggio 2025. Ora la nuova scadenza è fissata ad agosto 2026 (salvo imprevisti e nuove interruzioni). Quindici mesi di ritardo.
Per i gruppi di opposizione, non ci sono dubbi: questa variante non è un esempio virtuoso di gestione amministrativa.È un intervento che ha tolto più di quanto darà, consumando risorse che avrebbero potuto finanziare altri progetti, allungando i tempi e disattendendo gli impegni assunti con la cittadinanza.
«Non si possono fare promesse pubbliche e poi non mantenerle, continuando per giunta a raccontare una versione dei fatti che non regge alla prova dei documenti. Le scelte sbagliate non sono solo un problema di coerenza politica, ma un limite concreto alla capacità di governare bene una comunità».
