di Ivanoe Pellerin
“Credo che sia nel miglior interesse del mio partito e del mio paese che io mi faccia da parte e che io mi concentri esclusivamente sul compimento dei miei doveri di presidente per il resto del mio mandato.” Così con il passaggio chiave, pubblicato come post su X domenica 21 luglio, il presidente Biden ha annunciato all’America e al mondo il suo ritiro dalla corsa per le presidenziali di novembre. Un po’ irrituale, forse anche incredibile, senza un annuncio dalla sala ovale della Casa Bianca che è stato solo rimandato. Contemporaneamente un endorsement per la sua vice, Kamala Harris, che è stata catapultata in questa corsa ad ostacoli quasi all’ultimo momento.
L’ostinata resistenza di Joe Biden al coro crescente dei politici democratici che chiedevano con insistenza il suo ritiro è diventata insostenibile. Dopo la disastrosa performance nel dibattito con Trump del mese scorso e dopo l’attentato al rivale, dopo che nulla sembrava più funzionare con i sondaggi in picchiata, il Covid e l’apparente incertezza dell’eloquio e dei movimenti, gli ultimi mesi sono stati davvero durissimi. Nonostante la difficoltà a mantenere la cortina protettiva intorno al presidente, all’ultimo vertice NATO i disagi mostrati ai leader presenti hanno convinto anche i più resistenti alla prospettiva di una rinuncia che questa non era più rimandabile. Toccante il messaggio del figlio Hunter: “Per tutta la mia vita ho guardato mio padre con ammirazione, come ha fatto a soffrire così tanto e tuttavia a dare così così tanto di quel che restava del suo cuore agli altri? Grazie, signor presidente. Ti amo, papà.”
Joe Biden, 46º presidente degli Stati Uniti d’America dal 20 gennaio 2021, nasce a Scranton il 20 novembre 1942. Compare sulla scena di Washington come senatore trentenne appena eletto nel 1973 con già due tragedie appena consumate che gli avevano cambiato la vita. La prima durante l’infanzia quando il padre da uomo d’affari precipita in stato di grave povertà con l’inevitabile coinvolgimento della famiglia e, molto tempo dopo, la disgrazia terribile della morte accidentale della moglie e della figlia di un anno pochi giorni dopo la sua elezione nel novembre 1972. In seguito Biden è sempre stato rieletto ogni sei anni nel piccolo stato del Delaware dove aveva deciso di vivere, dimostrando una perfetta conoscenza dei meccanismi della politica e la notevole volontà personale di incontrare frequentemente i suoi elettori. Biden ha sempre fatto il pendolare in treno con Washington fino alla nomina a vicepresidente, decisone presa certamente per proteggere i suoi due figli piccoli sopravvissuti all’incidente d’auto della moglie.

Edward N. Luttwak, economista, politologo, saggista (romeno naturalizzato statunitense), esperto di politica internazionale, riferisce che già al primo mandato senatoriale Biden aveva suscitato l’interesse di molti politici di lungo corso e del presidente della Camera O’Neill. Molte cose sono state dette ed ancora molte si diranno sulla carriera politica di quest’uomo. Alcune però scompaiono sottotraccia perché forse non proprio in linea con il politically correct, soprattutto in questo momento.
Per esempio, gli anni trascorsi come vice di Obama non sono stati tra i migliori. Il presidente di allora non tenne in alcuna considerazione i consigli o, se volete, le competenze di Biden. Per quanto riguarda la politica interna il nostro fu piuttosto tiepido nel seguire le tracce del “capo”. In compenso fu sempre in completo disaccordo con la politica estera di Obama, particolarmente sulle questioni che riguardavano il Medioriente. Era giustamente convinto che l’Iran avrebbe influenzato pesantemente l’Iraq se non si fosse provveduto a sostenere i sunniti ed i curdi con opportuni governi regionali. La cordiale politica di contatto e di comprensione con gli ayatollah, voluta da Obama, non ha dato buoni frutti e oggi di fatto l’Iran persegue una politica di “dominus” nella regione anche per i timori legati alla sua presunta forza nucleare. In concreto il governo di Teheran cerca di impedire l’estensione del trattato di Abramo (fortemente voluto da Trump) e sostiene apertamente molte forze terroristiche come quelle degli Houthi nello Yemen e di Hamas nei territori palestinesi.
Per quanto riguarda la politica americana in Afghanistan, il nostro si è sempre dichiarato contrario al progressivo incremento delle forze militari a sostegno di un fantomatico Stato Nazionale che non ha mai visto la luce, convinto com’era che i vari gruppi tribali pathan e le élite religiose avrebbero continuato a sostenere soltanto sé stessi poiché privi di qualsiasi visione di uno stato unitario. Biden giustamente sosteneva che i tagiki avrebbero combattuto solo per altri tagiki, gli uzbeki per altri usbeki e così via. È stata forse un’amara irrisione quella di essere “Commander in Chief” proprio nel momento della disfatta e dell’abbandono vergognoso di Kabul delle forze americane e della NATO nel ormai lontano agosto 2021.
Alle elezioni presidenziali del 2020 ricevette il maggior numero di voti della storia, oltre 81 milioni, prevalendo sul capo di Stato uscente Donald Trump. Quattro anni dopo, nella giornata del 24 luglio, Biden ha dichiarato alla nazione la sua volontà di abbandonare la corsa elettorale: “Mi sono ritirato per difendere la democrazia”. Nobile dichiarazione che però lo indebolirà ulteriormente. Di certo vi è ancora tanta strada da percorrere fino alla fine del mandato e le difficoltà sono ancora molte. Al di là della politica estera gravata da straordinari accadimenti, immigrazione e inflazione sono stati i maggiori punti deboli della sua amministrazione, come sottolineato da molti commentatori. Mi pare sia ancora presto per fare un riassunto ragionevole del suo governo.
Cari amici vicini e lontani, il suo endorsement alla vice, Kamala Harris, che in pochissimi giorni ha già ricevuto approvazioni incondizionate da parte del partito dei democratici e del mainstream della stampa amica, è un’ulteriore prova di quanto il nostro voglia lasciare una buona traccia dietro di sé. Ma è davvero così? I vice, nella storia americana, non hanno mai avuto molta fortuna.
pellerin biden america – MALPENSA24
