BUSTO ARSIZIO – «Dal falò della Giöbia abbiamo bisogno di gioia e speranza, non di sterili sproloqui politici». A chiederlo a gran voce, alla vigilia del grande rito collettivo che si consumerà il prossimo giovedì 29 gennaio, è Cinzia Berutti, consigliera comunale del PD di Busto Arsizio. «Mi auguro che nel 2026 i messaggi siano carichi di cultura popolare, di richiami alla rinascita e all’abbondanza, di positività e ottimismo – l’appello di Berutti – perché in tempi come questi la speranza e la gioia sono più necessarie che mai, e rimangano lontani da sterili sproloqui politici. La satira politica ha il suo spazio in altre occasioni».
I precedenti
È sempre stata in particolare la Lega Giovani di Busto ad infilare una spruzzata di politica tra i fantocci che vengono bruciati nel parcheggio di via Einaudi la sera dell’ultimo giovedì di gennaio. Il caso più clamoroso risale al 2018, quando i “Giovani Padani” diedero alle fiamme un pupazzo che richiamava all’allora presidente della Camera Laura Boldrini, provocando un’ondata di polemiche a livello nazionale. Eppure da Matteo Renzi a Donald Trump, dall’ex ministro Elsa Fornero a Pierluigi Bersani, fino alla preside dell’Ite Tosi Amanda Ferrario, la satira politica è sempre stata una costante della Giöbia dei Giovani Padani, e non solo. Lo scorso anno ad essere preso in giro fu Marco Reguzzoni, l’ex leghista passato a Forza Italia e surclassato alle elezioni europee da Isabella Tovaglieri.
L’appello

Ma per la Dem Cinzia Berutti non è il momento di impregnare di polemiche politiche quella che è «una tradizione bustocca amatissima che rappresenta per la nostra città un vero e proprio rito collettivo». Di qui l’appello a evitare la satira politica: «Da sempre è in piazza Santa Maria che, prima del falò, vengono esposti molti fantocci della Giöbia, frutto della fantasia e del lavoro di scolari, giovani e adulti. La loro mostra è meta di curiosi e scolaresche che ammirano divertiti gli allestimenti. Ogni fantoccio merita una sosta ed una spiegazione: si ammirano i dettagli, si leggono le scritte, spesso in bustocco, e si comprende il significato che i costruttori hanno voluto attribuire al loro fantoccio. Di fronte ad alcuni allestimenti è facile comprendere il messaggio, per altri è più impegnativo – l’invito di Cinzia Berutti – mi auguro che nel 2026 i messaggi siano carichi di cultura popolare, di richiami alla rinascita e all’abbondanza, di positività e ottimismo, perché in tempi come questi la speranza e la gioia sono più necessarie che mai, e rimangano lontani da sterili sproloqui politici».
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