Può sembrare inopportuno soffermarsi su una polemica tutta italiana, che riguarda il ministro della Difesa Guido Crosetto, mentre missili e droni provocano vittime, devastazioni, rovine non soltanto materiali e inquietano il mondo. Ma la presenza dell’importante esponente governativo a Dubai nel bel mezzo del conflitto con l’Iran non può passare senza prenderne atto, soprattutto per un aspetto: la mancata informazione alle autorità italiane dell’inizio delle ostilità. Davvero Palazzo Chigi non sapeva nulla di quanto stava accadendo? L’amico Donald Trump non ha proprio avvisato Giorgia Meloni di quanto avevano deciso, lui e Benjamin Netanyahu, per “farla pagare” al regime degli ayatollah? Invece pare sapessero tutto le cancellerie di altri Paesi alleati, Francia, Gran Bretagna, persino quella polacca, nulla la nostra.
Su La Repubblica il ministro, poi rientrato con un volo militare, si giustifica: “Io a Dubai? Non era prevista questa accelerazione. Sono partito senza scorta per ragioni familiari perché avevo altre informazioni”. Ragioni familiari attorno alle quali nessuno può eccepire, ci mancherebbe; ma Crosetto non è un viaggiatore come tutti gli altri. Rimanere bloccato in quel luogo sotto i bombardamenti assieme a centinaia di nostri connazionali lo espone alle critiche. Che sono arrivate puntuali. Vero, Crosetto spiega che ha pagato di tasca sua l’utilizzo del volo emergenziale di Stato, ma sembra tanto una sorta di excusatio non petita per mitigare l’impatto di una situazione che va al di là degli eventuali costi del suo rientro. Peraltro doveroso visto il ruolo del passeggero, quindi esente da pagamenti personali.
Il problema è ben altro. Riguarda la posizione del nostro Paese nello scacchiere internazionale, quanto e quando siamo considerati. Qual è la reale consistenza geopolitica di Roma rispetto al resto del mondo, soprattutto il mondo occidentale. Le opposizioni gridano all’irrilevanza. Ma lo stesso Crosetto risponde che “ci hanno avvisati quando hanno avvisato gli altri, ad attacco in corso (…). Il fatto di trovarsi bloccato non è una cosa su cui far polemica: la reazione che ha colpito Dubai non era stata ipotizzata da nessuno come conseguenza immediata”. Insomma, un polverone inventato, strumentale, fuori luogo per il responsabile della Difesa. Che chiosa sottolineando come ci sia chi “non merita la fatica che ho dedicato al servizio della nazione in questi anni. Lo dico con sofferenza, ma è così”.
Rimangono i contorni politici della vicenda. Discussioni interne, che non interessano le sorti di un conflitto per il quale non si intravede un’immediata soluzione. L’ennesimo scontro bellico che ha ragioni profonde, di preventivo intervento per metterci al riparo dagli sviluppi nucleari dell’Iran; più facilmente per gestire un’area economicamente decisiva sul versante del petrolio, per esempio. Nel frattempo, tanto per cambiare, in Italia si litiga. E si ironizza brutalmente. Come fa il corrosivo e sprezzante Roberto Vannacci: “Salvate il soldato Crosetto: è partita l’operazione speciale per esfiltrare Crosetto: l’unico ministro della Difesa che va in vacanza in una zona di guerra senza saperlo”. Ma forse non è il caso di scherzarci sopra, dato il contesto di morte e collettive paure.
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