La matrioska elettorale di Europee e Amministrative

bottini matrioska elettorale

di Gian Franco Bottini

La scarsa partecipazione alle prossime elezioni europee “pare” essere una preoccupazione diffusa. Lo dovrebbe essere in primis per gli elettori, dato il difficile momento che richiederebbe una presa di coscienza collettiva e una vasta partecipazione ; un po’ meno forse per alcuni partecipanti al voto ed in particolare per quelle liste di minori prospettive, al limite di quel 4% che rappresenta il confine da superare, e che, più bassa è la partecipazione più intravedono spiragli di speranza nel poterlo raggiungere.

In aggiunta a ciò queste elezioni europee segnalano una situazione della quale poco o niente se ne parla, e che invece  potrebbe influire, e non poco, sul risultato. Nelle più importanti città della nostra provincia (Varese e Busto Arsizio in testa) è tutto semplice,  si entrerà nella cabina elettorale con la sola scheda europea. In una settantina di paesi di minor dimensioni, nella nostra stessa provincia, si entrerà invece  con 2 schede, per le europee e per le comunali. In moltissimi Paesi del vicino Piemonte l’elettore si troverà in mano addirittura 3 schede (europee, regionali e comunali); con riferimento alla vastità del loro elettorato, le tre schede sembrano rappresentare una sorta di “matrioska elettorale”.

Se da una parte la presenza di elezioni locali (in genere di maggior interesse per l’elettore) potrà giovare anche alla affluenza europea, dall’altra parte non si può negare che la cosa  potrà  avere influenza sui risultati. In questa metaforica “matrioska” ci sono moltissime probabilità che la regola base del famoso giochino russo venga invertita; non sarà il grande (europee) a condizionare il piccolo (regionali, comunali) ma potrebbe facilmente avvenire il contrario.

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Gian Franco Bottini

Nelle città di maggiori dimensioni, dove i partiti si evidenziano con i loro simboli, la faccenda sarà meno evidente; nelle realtà di minori dimensioni, con la presenza pressochè esclusiva di  liste civiche (ma comunque con un indirizzo politico), l’impatto potrebbe essere molto di più importante. E’ facile pensare che quando l’”amico Giovanni”, nel comune di Roccacannuccia ,sponsorizzerà la sua lista civica, non mancherà di suggerire, ad un elettore mediamente sprovveduto, anche le scelte europee sulla base delle sue “vicinanze” partitiche. 

Tutto bene per quanto riguarda l’”affluenza” alle diverse competizioni, un po’ meno bene per quanto riguarda la qualità dei voti. Non va infatti ignorato che il voto europeo ha caratteristica quasi esclusivamente politica;  quello comunale è invece quasi esclusivamente basato sulla fiducia alla persona candidata. Fare derivare il primo dal secondo, seppur cosa  legittima, significa snaturarne il significato.

Quanto sopra può facilmente avvenire anche perché alla massa degli elettori  sfugge il fatto che la loro scelta in chiave europea non dovrebbe essere completamente riferita alle loro preferenze partitiche in sede nazionale, ma dovrebbe esplicitarsi considerando gli indirizzi politici dei Gruppi ai quali i partiti nazionali andranno a far parte nel Consiglio Europeo. Semplificando: partiti alleati in Patria sono frequentemente avversari in Europa.

Una realtà un po’ complessa, lo conveniamo, e che spesso sfugge agli elettori, anche per una mancanza di impegno in una adeguata informazione. Osservando infatti la campagna elettorale in atto, i candidati nulla fanno per far comprendere agli elettori questo aspetto, per noi fondamentale; totalmente impegnati in duelli rusticani basati quasi sempre su questioni e diatribe nazionali, quando non addirittura personali.

Molti candidati si impegnano a “cambiare “ l’Europa ma perché questo possa avvenire occorre partire dalla base, aiutando i cittadini a sentirsi oltre che italiani anche europei.

Non sappiamo quanto avviene altrove, sappiamo che la politica italiana poco si impegna al proposito, preferendo probabilmente un elettorato sempre più disinteressato (in quanto disinformato) ma più manovrabile nel momento in cui si deve salvare il “posto”. Quattro gite collettive gratuite a Bruxelles, nel corso del quinquennio, non servono a nulla al proposito, se non ai nostri parlamentari per tentare di lavarsi  la coscienza o, meglio, per curare la propria “clientela”.

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