di Claudio Ghisalberti
“La Visma lo sta spingendo decisamente troppo. Ho paura che Jonas abbia acceso la candela da entrambi i lati e che la stia bruciando in fretta. Per rendere al meglio Jonas ha bisogno di ricaricarsi. Per la squadra l’obiettivo principale è che vinca il Tour, e la pianificazione gira tutto intorno a questa corsa. La cosa comprende anche lunghi ritiri in altura, ma Jonas non si ricarica quando sta 3 settimane in ritiro. Per farlo preferirebbe stare a casa con noi in Danimarca”. Le parole di Trine Marie Hansen, moglie di Jonas Vingeegard, al quotidiano danese Politiken pesano come il piombo. Di più, sono un grido di allarme e un’accusa diretta, un pugno in faccia, alla Visma-Lease a Bike. Ma, visto il contesto, ovvero nel pieno di un Tour de France che il danese si candida a vincere, suonano anche strane.
Detto che ovviamente non conosciamo la verità sul rapporto tra Vingeegard e la sua squadra, e neppure le metodologie di lavoro, cerchiamo di capirne di più con il parere di tre grandi: Giuseppe Martinelli, Giuseppe Saronni e Mario Cipollini. Perché una domanda è lecita: il ciclismo attuale è troppo esasperato?
“In certi team sicuramente si, in altri invece non è così”, risponde Giuseppe Martinelli, il numero uno dei direttori sportivi in Italia. “In alcune squadre – prosegue – c’è la ricerca della perfezione a tutti i costi. Non viene lasciato proprio nulla, non dico al caso, ma neppure alla fantasia. Invece, a volte la libertà di testa è più importante della libertà di gambe. Oggi nei top team i corridori sanno cosa devono fare fare sette giorni su sette, 24 ore al giorno perché la stagione non ha mai fine. Non hai ancora chiuso un’annata che già lavori per la stagione successiva. Una giostra che non si ferma mai e dalla quale non puoi scendere. I corridori sono gestiti in ogni movimento, a ogni respiro. Ma così non può essere, non si può andare avanti così. È chiaro il motivo per cui molti poi saltano di testa e smettono presto. Guardate quanti talenti sono passati giovani e giovanissimi ed hanno smesso praticamente subito”. Martinelli poi allarga l’orizzonte: “Il pericolo maggiore è con i giovani che vengono stressati e spremuti ancora prima di passare professionisti. Perché un conto è lavorare con atleti formati, magari con l’obiettivo di vincere il Tour. Un altro è lavorare con ragazzi di 17-18 anni. Ora l’esasperazione è anche nella ricerca spietata del talento precoce. Ma così tanti li distruggi”.
Giuseppe Saronni ha sempre una visione molto acuta: “Non entro nel merito della frase della signora Vingeegard che vuol dire tutto e niente. Solo loro sanno come stanno le cose. Però credo che non si possa negare che nel ciclismo siamo in un’epoca di esasperazione, basti pensare che anche alle corse ogni corridore mangia davvero con il bilancino per pesare gli alimenti al grammo. Detto questo uno potrebbe dire che non c’è esasperazione, ma solo evoluzione, progresso, miglioramenti sotto tutti gli aspetti: alimentare, tecnologico, scientifico. C’è anche chi potrebbe dire che questo è il ciclismo moderno e non è troppo avanti, eravamo noi indietro prima. E se non lo dice almeno lo pensa. Non voglio scendere nella retorica, dire ‘ai miei tempi’, sarebbe sbagliato. Però ho vissuto il ciclismo di prima e vivo quello di oggi. Ecco, io mi tengo il mio ciclismo e auguro buona fortuna a chi c’è ora”.
Mario Cipollini, invece, ha una visione differente. “È chiaro che stiamo vivendo un ciclismo scientifico al 100 per cento e nello scientifico non puoi lasciare nulla al caso, anzi devi curare fino all’esasperazione ogni minimo particolare che potrebbe fare la differenza. Del resto gli interessi in gioco, anche economici, sono enormi. Ed è chiaro che più aumenta la posta in gioco, ma anche il guadagno, maggiori sono le richieste. Vingeegard ho letto che da giovane andava al mercato a vendere il pesce. Non credo che là fosse stressato come al Tour. Però cambia anche lo stipendio. Però io in questa vicenda vedo qualcosa di strano, di molto strano. Mi chiedo che senso hanno queste dichiarazioni di una moglie il cui marito è in Francia per cercare di vincere il Tour. Qual è l’opportunità? Avete mai letto dichiarazioni contro il team della moglie di un grande campione? Di Merckx, piuttosto che di Gimondi, Moser, Saronni, Armstrong… Secondo me questo è un segnale di debolezza del danese. Vingeegard ha già i suoi bei problemi in corsa contro dei rivali fortissimi, questa cosa non lo aiuta. Poi che stress chi corre ogni tanto? Van der Poel corre su strada, mountain bike, ciclocross… e non mi pare per niente stressato, anzi. Certo, forse ci sono corridori fragili caratterialmente perché vedo che tanti dopo una vittoria si buttano a terra e piangono. Io dopo una vittoria non ho mai pianto in vita mia. Neppure dopo il Mondiale. Vingeegard, invece, dopo il traguardo si aggrappa sempre al cellulare. Credo che telefoni alla moglie…”.
