di Claudio Ghisalberti
Stavolta la zampata la prende Wout Van Aert. “Il belga ha commesso un errore perché quando tu hai le mani sulle leve, magari non vinci la corsa, ma al 99% la volata la perdi – attacca Mario Cipollini –. Io con le mani alte ne ho vinta una sola”.
Ti ricordi che ne abbiamo parlato nelle prime tappe di quelli che tirano le volate in questo Giro con le mani sulle leve?
“Sì e sinceramente per me è una cosa abbastanza strana. A volte può capitare. Giuseppe Saronni le conoscerà le volate? Le sapeva fare? A Praga ha fatto la volata con le mani sulle leve ed è stato battuto da Maertens. Le mani vanno sempre messe sotto perché tu quando ti aggrappi al manubrio riesci a inarcare la schiena, a sfruttare la forza dei lombari e dei glutei”.
Mario, allo stand Valsir ho incontrato Gianni Bugno e abbiamo fatto una chiacchierata. Lui mi ha detto che è curioso di vedere cosa succederà, come si comporteranno quando attaccherà presumibilmente Roglic o magari Carapaz. Chi gli andrà dietro tra Del Toro e Ayuso e come si comporterà, ovvero se sarà collaborativo o starà a ruota in attesa.
“Gianni è un campione che il Giro ha saputo vincerlo per cui ha una grandissima esperienza. Sì, questo è un po’ il tema di tutto questo Giro d’Italia fino adesso, questa rivalità o presunta tale. Ho l’impressione che i due giovani vadano veramente molto d’accordo, a mia personalissima visione. Poi sì, ci sarà sicuramente un momento in cui il Giro si deve in qualche modo definire. Perché è paradossale dirlo, perché le persone che guardano il Giro non lo immaginano, ma il vero Giro d’Italia deve ancora iniziare. Finora abbiamo visto delle cose, ma che in realtà sono limitate. Credo che la prossima settimana le tappe saranno davvero importantissime. Chi avrà la capacità di fare qualcosa ha tutto il terreno per farlo. Anch’io penso che Roglic sia quello che ha sulle spalle la responsabilità della corsa, pur avendo Del Toro la maglia rosa”.
Perché dici questo?
“Perché il giorno della crono di Pisa lo sloveno ha mostrato una forza incredibile. Guarda che io l’ho osservato, tirava dei calci alla bicicletta, non è che pedalava, lui tirava calci alla bicicletta. Su quel pezzo lungo l’acquedotto che porta a Pisa, faceva veramente una velocità ed esprimeva una forza incredibile. Ha mostrato una grande condizione. Cosa che invece Ayuso nella crono, se la guardate bene, da dopo il tunnel è andato un pochino in calando. Per cui diciamo che queste situazioni devono in qualche modo delinearsi, ma tutto quello che diciamo e tutto quello che abbiamo visto finora è un’altra cosa. Quando si comincia a scalare per 45 minuti, per un’ora e anche più, si crea una condizione estremamente particolare. È lì che bisognerà vedere quello che succede”.
Ai bus, nel dopocorsa, ho trovato un ex corridore che tu conosci molto bene: Giovanni Lombardi. Mi ha detto che, secondo lui, chi sarà in rosa martedì sera, potrebbe arrivare fino a Roma.
“Pronostico rispettabilissimo, anche perché lui è sempre a stretto contatto con tutti gli atleti. Io sono semplicemente un osservatore a distanza, ma credo che da martedì a domenica ci saranno altre occasioni”.
Da semplice osservatore, ma soprattutto da esperto, commentami la volata degli abbuoni, lo sprint tra Del Toro e Ayuso.
“È quasi incomprensibile per me, non è facile commentare questa cosa, perché è una strategia estremamente rivoluzionaria. Una volta si diceva che nelle corse a tappo una cosa importantissima era cercare di spendere meno possibile e cercare in realtà di concretizzare sempre di più. Si è visto che Del Toro ha tirato la volata ad Ayuso, ciò significa che in realtà non c’è questa grande rivalità tra i due”.
Dici che ha tirato la volata, non è stato un mano a mano?
“No, mi è sembrata proprio che gliel’abbia tirata. Del Toro l’ha fatto vincere, anche perché sulla volata dell’arrivo la maglia rosa è arrivata davanti al compagno”.
Ti aspettavi la vittoria di Pedersen?
“Non mi aspettavo prima la vittoria di Pedersen, ma me la sono immaginata quando hanno ripreso Vacek e Bardet. Ai 700 metri dall’arrivo ho immaginato che vincesse lui, questo è. Ma è curioso l’atteggiamento di Roglic, che lui su quegli arrivi, lo conosciamo, ha la potenzialità per fare bene. Per puntare a vincere. Mi sembra corra in modo molto sornione”.
Roglic risparmia oppure gli manca ancora qualcosa?
“C”è da dire una cosa, che quando Roglic vinceva a ripetizione su quegli arrivi era nella Visma. Ora è nella Red Bull, è una squadra completamente diversa con una sorta di visione tattica di corsa completamente differente. Sembra che stia aspettando il momento giusto. Viene definito poco brillante, ma è comunque molto potente, per cui mi sembra che stia gestendo il suo patrimonio di energie per giocarlo nella giornata giusta”.
