L’America dei due “presidenti” senza garanzie per l’Europa

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Joe Biden e Donald Trump

di Gian Franco Bottini

Nel prossimo mese di novembre gli americani sceglieranno il loro “nuovo” presidente che, restando le cose come sono, parrebbe proprio che di nuovo avrà poco. Se tempo fa di fronte all’ipotetico scenario di “Biden vs Trump” si poteva nutrire incredulità, oggi, con il passare del tempo  si può nutrire solo perplessità , anzi, preoccupazione.

Perplessità di fronte ad un Paese di 330 milioni di abitanti che non sa esprimere due candidature meno problematiche e controverse di quelle oggi sul tavolo.

Perplessità di fronte ad un Paese da sempre simbolo della democrazia che pare dimenticare che il proprio  Presidente ha storicamente ruolo e responsabilità verso tutto il mondo occidentale.

Perplessità di fronte a a un Paese che se da una parte non riesce a trovare soluzioni di fronte ai comprensibili deficit di un candidato, dall’altro riesce a passar sopra a misfatti di stile sudamericano (vedi assalto al Campidoglio); tutte situazioni un tempo  impensabili in quello che era l’icona della libertà e della democrazia.

Questo non può che creare preoccupazione e far ricredere chi pensa che le elezioni americane siano “un fatto loro”, nel quale meno ficchiamo il naso  meno nemici ci facciamo. Purtroppo sono anche un fatto nostro e ci viene da dire “drammaticamente anche nostro”.

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Gian Franco Bottini

Siamo in un momento nel quale l’Europa si sta trasformando e, come tutti i momenti di passaggio, con qualche fragilità in più. Ciò nonostante il mondo non si ferma e davanti a sé l’Europa continuerà  avere i problemi interni ai singoli Paesi, la guerra ucraina, quella medio-orientale, i rapporti commerciali con la Cina, le sanzioni economiche con la Russia, i problemi immigratori  e potremmo continuare all’infinito.

Finora ci si è sforzati nel trovare convergenze per affrontare queste problematiche  sotto il titolo di “Occidente”, in sintonia con gli Stati Uniti per le questioni economiche e nell’ambito Nato per quelle militari. Se dovessimo immaginare che questa comunione di intenti dovesse cessare, o attenuarsi, l’Europa si troverebbe ancora troppo debole di fronte a molte di queste vicende con il rischio, del resto già verificato, di  vedere in discussione la propria integrità. Come dire “ognuno per sé, Dio per tutti”

Poniamo il caso che , come uno dei candidati ha proclamato, gli Usa decidessero di uscire dalla Nato o comunque di rinunciare al ruolo guida che oggi ha, e cambiassero la loro la posizione di supporto all’Ucraina (ipotesi già calorosamente applaudita da Putin). In tal caso l’Europa si troverebbe sola, con una guerra realmente alle porte, con uno sforzo bellico insopportabile e con la responsabilità di non mostrare debolezza onde non metter in pericolo altri Paesi di fronte ad un evidente successo russo. Quanto detto per fare uno solo dei tanti casi e per giustificare di aver usato l’espressione “drammaticamente nostro”!

Da qui a novembre sarà bene che l’Europa possa trovare il suo nuovo assetto politico, con la speranza che chi di dovere nutra le nostre stesse preoccupazioni e, pur con il rispetto dei ruoli, persegua la sua compattezza ed integrità, indispensabili nei momenti di difficoltà che, presumibilmente scrutando l’orizzonte americano, non verranno certo a mancare.

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