Il 2026 si è aperto con la notizia della tragedia di Crans-Montana. Peggio di così non poteva cominciare, a fronte dell’alluvione di auspici per il nuovo anno, dello champagne, dei concerti di Capodanno (soporifero quello della Fenice), delle feste e dei “volemose bene” di circostanza che, come tradizione, ci sommergono con la loro melassa ogni dodici mesi, come a esorcizzare il futuro prossimo venturo. Il quale, diciamolo senza infingimenti, questa volta non ci sembra esaltante. Non solo per il terribile avvio in terra svizzera, quanto per tutto ciò che sta accadendo in giro per il mondo.
Situazioni note, dolorose e preoccupanti, tanto da indurre alla paura. Ma non possiamo non festeggiare, ci mancherebbe. Fino allo stordimento della ragionevolezza, come quel tale che a Napoli, dopo aver perso tre dita a causa dei botti, fuori dal pronto soccorso, dove si era fatto curare, ha subito ripreso a sparare “bombe”, perdendo un occhio. Un vero fenomeno. Purtroppo, contro la stupidità e la sciatteria non abbiamo efficaci contromisure. Qui un singolo episodio, da altre parti è la “stupidità” delle guerre ad appesantire i primi giorni del 2026. C’è niente per cui rallegrarsi.
E allora, che cosa ci aspettiamo da qui in avanti? Qualcuno, a corto di immaginazione, ha sintetizzato: “Che il nuovo anno ci porti tante cose belle”. Magari. Intanto, per abbassare l’asticella rispetto all’orizzonte internazionale, ai cittadini italiani, l’anno nuovo regala una serie di aumenti. Dal primo gennaio crescono le tariffe autostradali, le assicurazioni Rc auto, le sigarette e i tabacchi in genere. Scatta un balzello di 2 euro per ogni pacco postale extra UE e, tanto per provocare l’effetto domino su altri prodotti, sono ritoccate all’insù le accise del gasolio. Per non dire della famosa legge Fornero: c’era chi, oggi al governo, si sarebbe fatto spernacchiare se non fosse stata abolita e, invece, è stata inasprita. Ogni commento è pleonastico.
Dobbiamo continuare? Continuiamo. Tra un paio di mesi e poco più saremo chiamati alle urne per il referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia. Una riforma parzialissima, magari giusta nei principi fondanti, ma inutile rispetto ai veri problemi che affliggono l’attività giudiziaria, a partire dalle lungaggini dei processi e dalle farraginose norme che regolano le procedure. Sicuri: ci aspettano settimane di battibecchi politici tra chi è a favore del “no” e chi si batte per il “sì”. Aggiungiamo poi che il 2026 è l’anno che precede quello elettorale: prepariamoci a una campagna infinita, senza esclusione di colpi per consolidare o recuperare voti, delegittimando gli avversari.
Più che un confronto sarà uno stillicidio, anche in sede locale. Qui, lo sfinimento pre elettorale è cominciato da tempo. Nel mirino ci sono le candidature a sindaco di città come Varese, Busto Arsizio e Gallarate. Partiti, partitini, esponenti di primo piano o delle seconde e terze fila della politica stanno già menando il torrone, con la complicità di noi scriba che ci buttiamo a pesce sui pronostici, sulle bufale e sulle manipolazioni, per indicare, suggerire, imporre nomi più o meno probabili, alcuni fantascientifici, altri risibili, altri persino autoimposti.
Problemoni, vero? Se allungassimo lo sguardo oltre casa nostra ci accorgeremmo di cosa ci sta attorno, al punto che conoscere in anticipo se il primo cittadino di Gallarate, per dire, sarà un leghista, un meloniano o un tifoso del Milan dovrebbe apparire del tutto secondario. Nel frattempo “libiamo ne’ lieti calici che la bellezza infiora”. Prosit!
