Lasciò morire di stenti la figlia di 18 mesi, “ma è capace di intendere e volere”

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Alessia Pifferi

MILANO – “Pienamente capace di intendere e volere” è la conclusione dei periti che hanno analizzato il profilo di Alessia Pifferi, conclusioni che sono emerse durante il processo di secondo grado presso la Corte d’Assise d’appello di Milano. Secondo gli esperti la donna, a processo per omicidio per aver lasciato morire di stenti la figlia Diana, 18 mesi, nel 2022, la donna sarebbe affetta da “disturbo del neurosviluppo con residua fragilità cognitiva” e “immaturità affettiva”, ma che questo non avrebbe compromesso la sua capacità di discernimento quando scelse di abbandonare la figlia nella sua abitazione di Milano, per trascorrere una settimana con il fidanzato.

La tragica fine di Diana

Era estate e faceva caldo, Diana riposava nel suo lettino con accanto un solo biberon, un pannolone indosso e intorno il silenzio. Il suo corpicino senza vita è stato ritrovato dalla stessa Pifferi dopo sei giorni, ed inutili sono stati tutti i tentativi di salvarle la vita. A chiamare le forze dell’ordine sono stati i sanitari accorsi sul posto, e da lì erano partite le indagini. La madre, allora 36enne, aveva raccontato di averla lasciata sola per passare un fine settimana con il fidanzato di allora, ma poi di aver prolungato il suo soggiorno fuori, senza mai preoccuparsi delle condizioni della figlia. La difesa ha tentato di dimostrare l’incapacità di intendere e volere della donna, ma senza successo. La donna è stata condanna all’ergastolo in primo grado.

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